L’Inter vuole finire in bellezza il campionato e una stagione avara di successi visto che, in un’annata fuori dall’Europa, ha necessariamente bisogno di calcare i palcoscenici europei sia per una questione di prestigio che più pragmaticamente economico-finanziaria, ma anche per riconquistare i tanti tifosi sempre più scettici nei riguardi della squadra e nell’operato della società nerazzurra. Al Matusa contro il Frosinone intanto si porta via tre punti, che fanno sempre cassa. Hai visto mai che qualcuna là davanti dovesse frenare il suo cammino.

Sono tre punti però conquistati, come spesso avvenuto nel recente passato e nei precedenti di questo torneo, a fatica. Questo perché il Frosinone sa essere squadra ostica, specialmente in casa e specialmente se deve, come nel proprio caso, allontanare i fantasmi di una retrocessione che si fanno via via più palpabili e preoccupanti. L’Inter ha controllato la gara e i dati del possesso palla (quasi il 65% per i nerazzurri) sono inequivocabili e tuttavia i padroni di casa hanno incontrato davvero tanta sfortuna proprio tra le mura amiche. I tre legni colpiti rispettivamente da Paganini, Pavlovic su punizione e Ciofani ne rappresentano una testimonianza incontrovertibile.

Il possesso palla e il predominio territoriale nerazzurro sono stati spesso sterili. Sono mancati di certo dinamismo negli ultimi 16 metri e una certa fluidità nella manovra. Tornava Jovetic dopo tempo immemore e, stando alla lunga decenza dopo i ripetuti infortuni e alla condizione psicologica per un rapporto con Mancini non del tutto chiarito, il montenegrino ha immediatamente disputato una gara positiva, azzardando qualche giocata alla Jo-Jo anche se ancora latitano un po’ quei guizzi da fuoriclasse.

Biabiany corre tanto e fa tanta quantità sulla fascia ma spesso risulta confusionario come se preferisse giocare in autonomia, allora la squadra preferisce affidarsi alla corsia di sinistra dove agiscono Telles e Perisic con quest’ultimo che tolti i primi 20 minuti di rodaggio, poi è uno dei pochi giocatori interisti a rendersi realmente pericoloso dalle parti di Leali. Per il resto la difesa tutt’altro che mostruosa del Frosinone fa sempre il suo dovere riuscendo a pulire le zone pericolose. Tranne sull’incursione del croato col numero 44 che a un certo punto la mette per la testa del solito Icardi al 29′ del secondo tempo che mette a segno il gol partita e il suo 50° gol con la maglia nerazzurra.

Buono anche il ritorno di Felipe Melo in campo, preferito a Kondogbia. Partita senza troppe sbavature con il brasiliano sempre efficace in fase di copertura e spesso anche propositivo in avanti. Chi invece non ha fatto troppo bene è Brozovic. Spesso svogliato e indolente, il croato costruisce poco, perde molti palloni e non sempre riesce a coadiuvare l’azione difensiva di Melo e gli altri colleghi, quasi a dare l’impressione di una rinuncia definitiva all’ipotesi di qualificazione in Champions League, come se anche l’Europa League fosse un obiettivo scontato. E scontato non lo è affatto. Così che il Frosinone, anche in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Blanchard a 10 min. dalla fine, rischia di acciuffare il pari complice questo atteggiamento lassista che Brozovic ha tenuto per quasi la totalità della durata del match.