La sconfitta del San Paolo contro il Napoli con tutto il secondo tempo giocato in inferiorità numerica con il serio rischio di riagguantare i partenopei dopo un duplice svantaggio, ha conferito all’Inter quella fiducia e quell’autostima che in genere si ottengono solo in seguito a schiaccianti vittorie. Con la partita persa per 2-1 a Napoli i nerazzurri hanno dimostrato senza mezze misure di poter finalmente competere per lo scudetto. Solidità, maturità, consapevolezza. Sono questi i termini attorno ai quali l’Inter, in un match non impossibile sulla carta come quello contro il Genoa, resosi però complicato dal tatticismo intelligente di Gapserini, ha costruito la sua vittoria.

È finita 1-0 per l’ennesima volta ed è l’ottavo 1-0 in 15 partite per un’Inter che vuole ambire a grandi traguardi. Ma c’è stato un processo evolutivo dall’inizio della stagione perché l’1-0 contro il Genoa è stato profondamente differente dagli altri 1-0. E questo perché, nonostante il punteggio oggettivamente striminzito, l’Inter non ha mai seriamente rischiato nulla tranne un tiro a 10 min. dalla fine di Tino Costa bloccato da Handanovic. Il fronte offensivo genoano ha avuto vita durissima contro il muro difensivo nerazzurro (una delle chiavi del successo del gioco interista) con Perotti costretto spesso a ripiegare in azione difensiva per contenere le puntate offensive dell’Inter con Biabiany e Ljajic.

Qualche passaggio a vuoto naturalmente c’è stato, soprattutto quando in proiezione offensiva l’Inter ha mostrato ancora qualche imprecisione nei passaggi e il Genoa ha provato ad approfittare con le sue ripartenze, ma l’idea di base è stata quella, comunque, di una squadra concentrata e convincente proprio nel recuperare assetto e palloni persi. Ottimi Melo (poi uscito per uno scontro tra teste con Medel) e Medel in questo senso, ma anche l’intera linea difensiva, un po’ la grande metamorfosi dell’Inter rispetto alle scorse stagioni.

Convince molto anche questo piglio autoritario nel gioco dei nerazzurri e questa trazione incondizionatamente anteriore della squadra nel voler ad ogni costo fare la partita aggredendo l’avversario, a prescindere dalla sua identità. Atteggiamento che appartiene solo alle grandi. Giova – e duole dirlo – a questo tipo di gioco avere anche  a disposizione, dalla mediana in su, giocatori di gran movimento, che svariano tanto nelle dinamiche senza palla, dal centro all’esterno e viceversa. Notevole in tal senso il lavoro di Ljajic (sua la rete decisiva su punizione) e Biabiany, e anche quello di Palacio il cui perpetuo dinamismo è stato preferito da Mancini all’indolenza e, a volte abulia, dell’Icardi dell’ultimo periodo.

Ora l’Inter è tornata momentaneamente in vetta e attende il Napoli impegnato a Bologna ma l’impressione è che ci sarà un’appassionante e duratura sfida al vertice della classifica con club che stanno provando a prendere il largo.