Dopo il successo del Castellani del 6 gennaio contro l’Empoli, l’Inter esce dal tunnel di pessime prestazioni nel quale si era infilata lungo tutto l’inizio del girone di ritorno e in Coppa Italia con la Juventus e torna alla vittoria davanti al proprio pubblico contro il Chievo. Il risultato è, neanche a dirlo, quello più gettonato dai nerazzurri fin dalla partenza di stagione, ovvero il decimo 1-0 maturato in 23 gare disputate. Solo in altre tre occasioni l’Inter ha vinto con un risultato diverso. Anche se contro i clivensi la vittoria di misura, nell’economia di un match ricchissimo di opportunità da rete per i padroni di casa e nonostante un finale thrilling nel quale il Chievo per poco non confeziona l’ennesima beffa per l’undici di Mancini, va un po’ stretta ai nerazzurri.

L’analisi può essere un tantino impietosa per un Chievo che, in oggettiva difficoltà di forma e viste le numerose assenze (Meggiorini, Hetemaj, Gamberini, Pepe), non ultima quella di Paloschi ceduto allo Swansea, paga dazio sul piano tecnico-tattico, incapace di arginare l’iniziativa interista e di produrre gioco. Fino al quarto d’ora finale, ovvero dall’ingresso di Costa che dà una brusca scossa ai suoi approfittando di una certa stanchezza da parte dell’Inter e, soprattutto, facendo leva su alcuni timori dei padroni di casa nei riguardi dei fantasmi di Sassuolo e Carpi, il Chievo sembra un pugile suonato chiuso in un angolo, obbligato a fare da sparring partner a un’Inter che al Meazza deve mostrare gli attributi rialzandosi dopo i tracolli subiti in rapida sequenza con Juventus e Milan.

Mancini deve aver strigliato a dovere i suoi perché – sempre con la complicità dei veronesi – è un’Inter profondamente diversa quella scesa in campo. Il fisico c’è sempre ma questa volta è la mentalità volitivo-aggressiva a far la differenza. Il Mancio si presenta con un 4-3-3 offensivo ma equilibrato, perché a centrocampo sceglie i muscoli ma anche il cervello di Brozovic, l’unico che ora come ora può dare qualità e inventiva alla manovra nerazzurra. Ma Mancini sceglie anche di dare ampiezza e continuità al gioco sulle catene laterali, e in questo senso la chiave vincente risultano proprio le corsie esterne dove sia a destra Nagatomo e Palacio che sul versante opposto Telles e Eder mettono costantemente in apprensione la difesa ospite.

Si rivede poi quel giocatore fondamentale che è Mauro Icardi il quale, oltre a siglare il nono gol stagionale – rapido a raccogliere una seconda palla in area avversaria colpita da Miranda – e a colpire una traversa, lotta come un leone su ogni pallone, dando grande profondità alla squadra, lavorando in perfetta simbiosi con i due compagni di reparto, portando un pressing alto nei confronti dei mediani avversari e operando spesso in ripiegamento. Vero che il Chievo, se non – come accennato – nel finale, non è stato in grado di opporre una resistenza credibile, ma all’Inter serviva come il pane questa vittoria, perché le grandi, inseguite e inseguitrici, hanno fatto tutte passi avanti in classifica.