Dopo le ultime quattro giornate senza successi nelle quali l’Inter aveva raccolto la miseria di tre punti, i nerazzurri tornano ad assaporare il gusto della vittoria e al Dall’Ara condannano un Bologna davvero troppo brutto e rinunciatario per poter competere contro un avversario complessivamente superiore e ben più solido, nonostante la prestazione degli uomini di Mancini sia apparsa tutt’altro che brillante. L’unica autentica nota positiva per l’Inter è stata la vittoria conquistata in situazione di inferiorità numerica poiché la rete di Icardi all’67′, tornato a segnare dopo un’astinenza durata 415′, è avvenuta dopo l’espulsione di Felipe Melo al 60′.

Certo, non è poco, considerando che l’Inter è riuscita a dominare buona parte del match con un uomo in meno e che anzi si è data una svegliata proprio a partire dall’episodio dell’espulsione di Melo, ma per altri versi tutto ciò suona come un’impietosa aggravante nei confronti dei rossoblu di Delio Rossi, incapaci di creare reali pericoli per la porta di Handanovic, fatta eccezione per l’occasionissima capitata a Destro nel recupero che spara da due passi addosso al portierone sloveno.

Un’involuzione senza mezzi termini la prestazione offerta dall’Inter a Bologna rispetto alla gara del Barbera, nonostante i risultati. Un primo tempo letteralmente soporifero da parte di entrambe le squadre in campo non ha prodotto episodi degni di nota. Brozovic ha tentato di accendere un po’ la luce a centrocampo partendo da una posizione avanzata di centrocampo e fungendo da cerniera tra i reparti, ma senza rilevanti illuminazioni. Kondogbia un mezzo disastro, lontanissimo dal giocatore che abbiamo conosciuto a Siviglia e nel Monaco. Giusto qualche esile lampo da parte di Ljajic e Perisic.

Determinante davvero per l’Inter la situazione d’inferiorità numerica grazie alla quale l’Inter ha velocizzato la manovra scardinando la compattezza felsinea tra i reparti. Anche l’ingresso dei protagonisti del match col Palermo, Guarin e, soprattutto Biabiany, ha favorito la maggior fluidità nel gioco, ma solo l’erroraccio clamoroso di Ferrari su lancio di Brozovic finito sui piedi di Ljajic per l’assist del gol decisivo dell’argentino ha deciso le sorti di un match di rara pochezza calcistica.