Dopo la tranvata capitata a San Siro contro l’Hapoel Be’er-Sheva nel primo turno della fase a gironi di Europa League, contro la Juventus quello che si attendeva era il tracollo dell’Inter con annesso tramonto (a brevissimo termine da un’alba appena sbocciata) dell’era de Boer, e un massacro mediatico annunciato che avrebbe travolto l’intero ambiente nerazzurro, nessuno escluso. Invece l’Inter non ha voluto smentire la sua nomea di squadra pazza, riuscendo ancora a dimostrare di essere all’altezza della sua fama, capace di abbattere nientepopodimenoché l’armata bianconera, i pentacampioni, i più forti (nonché più scudettati) d’Italia.

Insomma, confessiamo apertamente che chi era pronto a scommettere su una prova d’orgoglio dei nerazzurri, soprattutto dopo l’obbrobrio visto in campo internazionale contro un club ai limiti della nominabilità era forse qualche incallito broker delle innumerevoli agenzie di scommesse. In barba a tutti, miscredenti e meno, l’Inter ritenta la sorte a San Siro ma questa volta va decisamente meglio e, come detto, contro un avversario obiettivamente al di fuori della sua portata, almeno confrontando numeri, risultati e gioco. Invece da Inter-Juventus, che è bene ricordarlo, oltre al luogo comune dell’essere definito come il derby d’Italia, è sempre una partita che fa storia a sé, ne esce fuori il 2-1 che non si aspetta.

Come sovente avviene di questi tempi, i nerazzurri subiscono lo svantaggio ma poi alla rete di Lichtsteiner, realizzata in un grande momento dell’Inter – perché contro la Juventus non si può mai e poi mai abbassare la guardia – segue subito il gol del pareggio di Icardi, uno che alla Juve fa sempre male e poi quello di Perisic su assist dello stesso Maurito, che gioca una delle sue migliori partite di sempre. Allegri sceglie Mandzukic al posto di Higuain, la scelta col senno di poi non è stata delle più felici e quando il Pipita entra è troppo tardi per raddrizzare la partita.

A dire il vero quella di San Siro non è stata la solita Juventus che siamo abituati a vedere ormai da cinque anni a questa parte (eccezion fatta per l’inizio di campionato della scorsa stagione), risultando a tratti addirittura irriconoscibile. Pjanic regista non convince fino n fondo, Dybala rifinitore è stato braccato da un Medel in versione pitbull, come non lo si vedeva da tempo. Una brutta Juve che però forse è stata imbruttita da una bellissima Inter che, sempre con tanta sofferenza ma altrettanta convinzione e determinazione, è andata a prendersi i tre punti riscattando la delusione in Europa League, dimostrando altresì che la Juventus – come ha sempre sostenuto de Boer – tecnico sfrontato fin che si vuole ma anche edotto sul gioco del calcio – può essere affrontata a patto che ci siano tre condizioni: corsa, personalità e idee. E questa Inter, tolto qualche elemento ancora un po’ dissonante da un punto di vista qualitativo, di qualità ne ha da vendere. E Banega e João Mario hanno finalmente risolto quell’annoso problema d’immiserimento in mezzo al campo.