Rivedere Mourinho fa sempre un bell’effetto e forse anche il risultato ne ha giovato visto che l’Inter con lo Special One in tribuna d’onore al Meazza insieme a Massimo Moratti, Erick Thohir, Javier Zanetti e Ronaldo (l’ex Fenomeno) ha incontrato e superato la Sampdoria per 3-1 evidenziando un gioco tutt’altro che spettacolare ma molto solido e concreto, raggranellando così tre punti fondamentali per continuare a coltivare il sogno del terzo posto, meta bella e possibilissima nonostante la faticosa concorrenza con Fiorentina e Roma.

Anche in assenza di un mastino della mediana come Gary Medel, sempre estremamente utile in fase di non possesso, Mancini è riuscito a trovare il bandolo della matassa imprimendo un ordine praticamente perfetto ai meccanismi di gioco di squadra, soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle posizioni. Lo stesso Felipe Melo, spesso contestato per i tanti errori commessi e per le intemperanze disciplinari, ha diretto da vero veterano il reparto difensivo lasciando pochissime sbavature. Mentre a centrocampo Brozovic, punto di riferimento “intellettuale” della manovra, ha dialogato bene con i due esterni Biabiany (uno dei migliori in campo) e Perisic.

Davanti hanno faticato Eder e Icardi, perché appunto la manovra offensiva non è stata sempre facile e felice, ma anzi spesso complicata e con pochi sbocchi, anche a causa di una Samp, “densa”, arroccata e non sempre abbordabile. Testimonianza ne sono i due gol del duplice vantaggio nerazzurro provenienti da due difensori: D’Ambrosio (al suo primo gol in Serie A con l’Inter) e Miranda. Poi però ci ha pensato il solito Icardi a rendere il risultato ancor più rotondo con una volata delle sue, anche per dare un senso a quel “carnevale degli ex” che è stato il match di San Siro tra Inter e blucerchiati.

Il grande problema della Sampdoria, che purtroppo con Montella in panchina sta viaggiando a medie da retrocessione, è quello di produrre tanto e raccogliere pochissimo. Come il gol di Quagliarella. Troppo poco per la mole di gioco macinata. Una squadra della quale l’ultima cosa che si direbbe è che stia male in salute, perché ha gamba, fisico, idee, però non riesce a concretizzare, non è capace di trasformare in gol le numerose azioni imbastite. È una squadra che fa possesso palla lasciando che la manovra s’insterilisca una volta giunti alle soglie dell’area avversaria. Una manovra troppo spesso difficile e involuta e decisamente troppo perimetrale e che chiede tanto alle punte di ruolo come Quagliarella, o Muriel ieri però evanescente. Sono in definitiva tre punti che oltre a rimettere un po’ a posto la classifica, danno un po’ di morale all’Inter prima di affrontare la Juventus la prossima settimana.