Oramai la serata della semifinale di ritorno di coppa Italia al Meazza nella quale l’Inter ha sfiorato l’impresa (la rimonta dallo 0-3 dell’andata) contro la Juventus è entrata di diritto negli annali del calcio e, soprattutto, in maniera più contingente, ha dimostrato che un’altra Inter è possibile. Un’Inter diversa sia da quella abulica e addormentata del girone di ritorno che dalla squadra d’inizio stagione, quella che portava a casa risultati risicati ma positivi con poco gioco e tanto cinismo. Un’Inter che dunque, anche contro il Palermo, si è dimostrata più consapevole dei propri mezzi e della propria forza, pur mostrando ancora qualche imperfezione, principalmente in fase di non possesso.

Il 3-0 contro i bianconeri insomma è stata una massiccia iniezione di fiducia di cui l’organico nerazzurro necessitava. La qualità d’altronde c’è e c’è sempre stata nell’Inter, era solo questione di mentalità, di psicologia. Si era entrati in un tunnel buio, a causa di una serie di prestazioni negative e di incomprensione di spogliatoio (alcune peraltro continuano a perdurare visto che Mancini e Jovetic nemmeno si salutano), e quasi irreversibile. Ora quel torpore sembra finalmente svanito dalla testa e dalle gambe dei giocatori. Anche Kondogbia, praticamente irriconoscibile dai tempi di Siviglia e Monaco, pare si sia alla fine sbloccato.

Sicuramente aver incontrato il Palermo ora, piuttosto che un’altra squadra, ha aiutato l’Inter a maturare le sue nuove consapevolezze, poiché i rosanero di Iachini, tra vicende di panchina e prestazioni spente, è una realtà che fa molta fatica a venir fuori dal momento critico. È una squadra ferita che, un po’ come l’Inter, deve ritrovare innanzitutto tranquillità e anche orgoglio. Con l’Inter ce l’ha messa tutta, ma paga certe responsabilità come quella di aver abbassato troppo il baricentro, non credendoci fino in fondo.

L’Inter ha prodotto gioco anche in assenza di Brozovic (entrato nella ripresa), il cervello del centrocampo nerazzurro, grazie al movimento perpetuo di giocatori fondamentali come Perisic, Ljajic, Palacio e alla spinta di D’Ambrosio e Nagatomo. La qualità dei tre giocatori di movimento ha davvero fatto la differenza e anche Icardi, quando si ricorda di fare i movimenti giusti – come il taglio in occasione della sua 12a marcatura – può diventare incontenibile. Ma l’Inter non è stata impeccabile dietro, prova ne è il gol del “Mudo” Vazquez che aveva riaperto la partita al culmine di una grande azione, ma il Palermo in definitiva è mancato il coraggio di osare.