Dopo l’ennesima brutta performance mostrata dall’Inter in campionato – questa volta è successo davanti al pubblico di casa al Meazza contro il Torino - era inevitabile che cominciasse a serpeggiare il malumore dalle parti di Appiano Gentile dove è prevista una riunione-confronto tra il tecnico Mancini e la squadra.

Nell’ultima giornata del girone di ritorno l’Inter al Castellani era stata letteralmente mangiata dall’Empoli di Sarri e solo per grazia ricevuta era riuscita ad uscire indenne da quel campo. Con il Torino di Ventura, non tra le realtà più temibili di questa Serie A, è stata infilata al 94′ dopo un match costruito sul principio del possesso palla più sterile che si fosse mai visto dalle parti di San Siro. Inutile nascondere ulteriormente la magagna: l’Inter di Mancini è un flop. L’oggettività dei numeri ha poi dell’impietoso, con il ritorno del Mancio l’Inter ha collezionato la miseria di 10 punti in 9 partite con una media ridicola di punti a partita: 1,11 contro l’1,45 di Mazzarri, ovvero quando le cose andavano malissimo. Il tecnico di Jesi è riuscito a fare peggio anche nel confronto sul dato relativo alle segnature: 12 gol fatti e 12 gol subiti con una media gol dell’1,3 contro quella di Mazzarri di 1,54 con uno score complessivo di 17 reti messe a segno e 14 subite. Un’ecatombe.

Gli eroici pareggi (pareggi, si badi bene) con Juventus e Lazio sono ben poca cosa per tornare a sognare i fasti dell’Inter che fu e a far sognare i tifosi. La Champions, nonostante i bei proclami, è un’utopia (soprattutto perché ad ambire all’agognato terzo posto ci sono squadre enormemente più attrezzate come Napoli, Lazio, Sampdoria e Fiorentina), la stessa Europa League rimane un obiettivo difficilmente realizzabile, almeno allo stato attuale delle cose. Eppure l’arrivo di Mancini aveva portato entusiasmo nell’ambiente dopo la débacle mazzarriana. Entusiasmo e rinforzi di livello. Quelli chiesti con insistenza da un lustro a questa parte. Rinforzi giunti grazie all’abile mercato di Ausilio con la formula del “pagherò” (prestito oneroso con obbligo di riscatto procrastinato).

Mancini rimane straconvinto che gente di caratura pari a quella di Podolski, Shaqiri, del nuovo arrivato Brozovic e quello probabilmente imminente di Lucas Leiva (o Diarra in alternativa) lo condurranno alla conquista della Champions League. E fa progetti sulla grandeur del futuro. Ma quale futuro, ci chiediamo, se l’Inter fallirà l’ingresso in Europa anche dalla porta secondaria dell’Europa League? Con quale idea o costrutto di gioco? Quello della sterilità dei giro palla infiniti ai limiti dell’area? Quello del guazzabuglio di centrocampo senza nessun punto di riferimento in regia e senza un movimento che sia uno dei giocatori senza palla? Quello dove la difesa sempre altissima viene trafitta sistematicamente dalle frequenti ripartenze avversarie? Se è questo il concetto del futuro nerazzurro che ha Mancini in testa, allora tanti auguri Mister.

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