Evidentemente in una situazione di under pressure l’Inter è ancora ben lungi dall’essere quella squadra matura che Mancini si sarebbe auspicato in questo finale di campionato. Qualcosa d’importante era successo nella testa dei giocatori nerazzurri all’indomani del match più incredibile dell’altalenante stagione interista, quello della semifinale di ritorno contro la Juventus, tanto che la squadra aveva cominciato a giocare con tutt’altro approccio mentale alle partite. Ebbene, questa cosa è durata tre giornate perché al Meazza col Torino l’impressione è stata quella del solito malinconico déja vu.

Di fronte a una Roma trionfale sulla Lazio nel derby capitolino e, soprattutto, a più 8 in classifica sui nerazzurri (e, volendo, il trascurabile pareggio della Fiorentina in casa contro la Sampdoria), l’Inter ha reagito davvero male. Da piccola squadra con piccole ambizioni. Da stralunata entità che sembra non sapere mai ciò che davvero vuole dalla sua stagione. Con tutto il rispetto per un Torino molto più pragmatico e cinico.

Eppure il primo tempo era filato abbastanza liscio e addirittura sulla scia di un vantaggio benaugurante siglato da Icardi dal dischetto, nonostante il gioco piuttosto sterile e inconcludente e un rigore assegnato per grazia ed errore dell’arbitro Guida, che punisce un mani in area di Moretti assolutamente involontario, poiché in caduta libera. Un Toro troppo rinunciatario aveva concesso la supremazia territoriale dei padroni di casa rendendosi pressoché inoffensivi dalle parti di Handanovic.

Poi nel secondo tempo è cambiato tutto. L’Inter è praticamente scomparsa dal campo illudendosi che la partita fosse già finita nei primi 45 minuti. Il Torino invece ha cominciato a Macinare gioco e occasioni, trascinato da un Maxi Lopez trasformato tra primo e secondo tempo. Suo l’assist delizioso per il gol del pareggio di Molinaro che, perso da Santon, penetra nell’area nerazzurra come un coltello rovente nel burro.

Prodromi di una disfatta perché di lì a poco, con il doppio giallo davvero sciocco da parte di Miranda du Belotti, il match svolta. Nagatomo atterra lo stesso Belotti in area e per Guida è di nuovo rigore con tanto di espulsione del giapponese. Di nuovo discutibile. Lo stesso centravanti ex Palermo buca la porta di Handanovic e fa 2-1. Risultato ribaltato e impossibile da recuperare con un’Inter ridotta in nove, anche se Eder all’ultimo secondo ha la chance del pareggio ma non arriva per un soffio sulla spizzata di Perisic sotto porta. Finale amaro a San Siro con tanto di sottotitoli sul sogno Champions quasi definitivamente naufragato.