Jvan Sica si è messo in testa di fare letteratura sportiva da scaffali altezza occhio, mentre oggi nelle librerie te la trovi o così in alto che ti serve una scala o così in basso che ti serve qualcosa per il colpo della strega. Per farlo scrive in tutti i luoghi e a tutte le ore perché deve fare altro. Il luogo più strano in cui è stato sorpreso a scrivere è il bagno di un treno merci. Fino ad oggi ha scritto tra gli altri “L’Europa nel pallone” saggio sulle scuole calcistiche europee e “’90. Gli anni che sconvolsero il calcio” insieme a Luca Ferrato. Ora eccolo in libreria nuovamente con “Italia 1982”. Leonardo.it lo ha intervistato, per scoprire assieme questo testo tanto nuovo quanto aneddotico.

Che cos’è “Italia, 1982”? Un romanzo, un libro di racconti, di sensazioni…

È una trama di racconti che mettono insieme emozioni private e collettive, momenti di storia italiana e cambi di prospettiva. I racconti percorrono l’intera penisola nel momento in cui, grazie anche alla botta emotiva di quel Mundial, alcuni parametri sociali fin ad allora intoccabili saltavano in aria per lasciare il posto ad un nuovo modo di vedere la propria vita all’interno dell’assetto sociale. Per far questo ho dovuto parlare di tutti, dal tredicenne che si innamora per la prima ad Andreotti, immaginando quello che stavano vivendo durante il mese mondiale.

Qual è stato il momento che ha narrato più toccante, quello che l’ha colpita emotivamente a livello anche personale?

L’11 luglio 1982, giorno della finale contro la Germania, io compivo due anni e dopo un po’ di festa molto light a casa, i miei mi portarono con il passeggino in piazza dove tutto il paese era riunito per vedere la partita. Mi piazzarono sotto il televisore e divenni la mascotte dell’intera piazza. Questa sensazione che io ovviamente non ricordo, l’ho immaginata nell’ultimo capitolo del libro, quando riporto tutta una serie di voci di persone che parlano e vivono quella partita storica. Mi sono immaginato nel passeggino, davanti ai televisori di tutta Italia, e ho semplicemente trascritto le tante parole e le tante emozioni vissute quella sera.

Nella sinossi si parla di “radiografia involontaria di una nazione che vive uno dei momenti collettivi più memorabili della sua storia recente”. Cosa intende per radiografia involontaria?

Per radiografia intendo scendere nel profondo, involontaria vuol dire in questo caso non attesa. Quell’estate e quella vittoria per me hanno cambiato il modello di relazione del sé nel tessuto sociale italiano. L’individuo fin dagli anni ’60, ma potremmo di sicuro allargare il discorso a tutto il ’900, viveva in relazione ad un gruppo di riferimento, familiare se restiamo al piccolo, politico se ci allarghiamo. Quel momento rompe degli argini e dà la forza agli individui di “singolarizzarsi” e provarci nella propria vita senza assensi né ordini. Questo ha portato con sé da una parte l’affermazione di personalità per la prima volta singole, ma anche la nascita della società dell’affermazione individualistica in cui siamo sempre di più immersi.

C’è qualche aneddoto, nella stesura del libro, che ci può raccontare?

Mentre stavo per terminare il libro ho visto il film “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi. Il film percorre 50 anni di vita di una persona assolutamente normale e questo già veniva incontro all’idea del mio libro, ma la cosa più bella è stata vedere la reazione del protagonista alla vittoria del Mundial spagnolo. Festeggiava in famiglia e nel momento del brindisi annuncia che avrebbe lasciato il posto fisso di cuoco in un asilo per diventare piccolo imprenditore di una ditta di traslochi. Questo momento sintetizza perfettamente quello che ho definito “botta emotiva” pensando a quella vittoria. L’italiano normale vede in quella vittoria un momento di svolta della propria vita. Ed è incredibile pensare che a far riflettere sul sé una nazione intera sia stato il calcio.

Ci sono stati mani “vip” che l’hanno aiutata nella stesura del testo?

Mani che ci hanno messo mano no, mani che ci hanno messo idee tante. In primo luogo Sandro Modeo, lo scrittore che ha posto le basi per un nuovo scrivere di sport in Italia. Lo sento spesso e ogni volta mi apre una finestra, una sensazione davvero fantastica. Poi di sicuro Buffa e la crew di Sky fatta da Christian Giordano, Carlo Pizzigoni, Federico Ferri e gli innesti di Alec Cordolcini e Luca Ferrato. Sono loro che hanno immaginato, anzi direi stanno immaginando un nuovo modello nel parlare di calcio e tanto altro insieme. Scrivevo questo libro mentre leggevo i loro articoli e guardavo le loro prime trasmissioni. Tutto questo mi ha ovviamente contagiato.

Tre buoni motivi per acquistare questo libro

Nella mia prima vita faccio marketing e se vogliamo sintetizzare tutto parlando di target a cui potrebbe interessare il libro, io direi: a) persone a cui piace il calcio, b) persone a cui non piace il calcio ma si appassionano per le traiettorie sociali c) persone a cui non piace né il calcio né la sociologia ma vogliono far tornare alla mente quell’estate indimenticabile d) persone che se ne fregano di calcio, sociologia e nostalgia ma vogliono leggersi qualcosa prima di addormentarsi sotto l’ombrellone. Li ho detti tutti? Ah no, manca il target Y: e) donne che di nascosto leggono il libro e il giorno dopo ne sanno molto di più dei propri uomini.