Calcio protagonista nel Doodle di quest’oggi, che Google ha inteso dedicare al centesimo anniversario della nascita di Leonidas da Silva, o semplicemente Leonidas, campione brasiliano considerato l’inventore della rovesciata – ammesso che una cosa del genere possa considerarsi “inventata” in un preciso momento e luogo. Entro i confini della patria, per esempio, l’onore spetta a Carlo Parola, il cui gesto atletico è stato in seguito reso immortale dalla Panini, mentre per i cileni il primo a eseguirla fu tale Ramon Unzaga nel 1914.

Oltre che per la bicicleta, il Diamante Nero fu celebrato per le sue straordinarie doti di realizzatore: stella del Flamengo e del San Paolo, a cavallo degli anni Trenta e Quaranta segnò qualcosa come 282 gol in 390 partite, più altri 21 in 19 gare con la nazionale brasiliana. Ma il suo nome è soprattutto legato a una partita che non giocò: la semifinale dei Mondiali di Francia del 1938 contro l’Italia di Vittorio Pozzo. Il Brasile, tra i principali antagonisti degli azzurri campioni in carica, era reduce da un ottavo di finale drammatico contro la Polonia (6-5 dopo i supplementari, in un campo ridotto a un acquitrino, con tre gol di Leonidas) e, soprattutto, da un quarto di finale contro la formidabile Cecoslovacchia in cui occorsero due partite per stabilire il vincitore: la prima era terminata 1-1 (gol di Leonidas) e nel replay, previsto dai regolamenti dell’epoca, il Brasile si impose per 2-1 (altro gol di Leonidas).

La Seleçao si presentò dunque in semifinale con energie ridotte ma con la presunzione alle stelle, la stessa che così spesso hanno finito per pagare carissimo nel corso della loro storia. Certi di far un sol boccone degli azzurri, i brasiliani non solo avevano già prenotato il volo per Parigi, sede della finale, ma decisero anche di risparmiare al Diamante Nero le fatiche di una gara superflua per averlo fresco all’atto conclusivo. Se il Brasile è tradizionalmente presuntuoso, la storia insegna che l’Italia si esalta quando la si dà per morta. Gli azzurri di Pozzo sorpresero il Brasile e con le reti di Colaussi e Meazza (che trasformò il rigore tenendosi i calzoncini con le mani, visto che gli si era rotto l’elastico) resero inutile il tardivo gol di Romeu Pellicciari. L’Italia bissò il titolo a Parigi contro l’Ungheria; il Brasile fu costretto ad aspettare altri vent’anni per il suo primo titolo mondiale (fecero in tempo a regalarsi una beffa ancora peggiore, il disastro del Maracanà contro l’Uruguay), e Leonidas passò agli archivi solo per il copyright su quel gesto tecnico. Poteva andargli meglio.