Una città di 300mila abitanti nel centro geometrico dell’Inghilterra sta sognando un’impresa che in Premier League non si vedeva da oltre 20 anni, da quando il Blackburn divenne l’ultima squadra non appartenente alle cinque sorelle (United, City, Arsenal, Chelsea, Liverpool) a vincere il titolo inglese. Solo che quel Blackburn aveva un certo Alan Shearer a trascinarlo di peso, insieme ai suoi 34 gol, mentre il Leicester che sta stravolgendo le regole non scritte del campionato più ricco del mondo non ha alcun fuoriclasse in campo. Anche se ne ha uno in panchina: Claudio Ranieri da Testaccio, romano gentiluomo che a 64 anni, proprio nella stagione della caduta del suo arcinemico José Mourinho, sta portando a conclusione un’opera che vale una vita. Basti dire questo: un anno fa, alla 24esima giornata, i Foxes annaspavano in ultima posizione con appena 17 punti in classifica; ora ne hanno 53 e guardano il Tottenham dall’alto di cinque punti. Uno stupefacente balzo in avanti di 36 punti e 19 posizioni che non è in alcun modo giustificato dal mercato, ma dal lavoro collettivo e dallo spirito di gruppo.

Certo, questo genere di miracoli sportivi sono sempre agevolati da eventi straordinari concomitanti. Come il mitico Verona di Bagnoli, che nel 1984-85 riuscì a infilarsi tra gli squadroni distratti e incompiuti della grande Serie A degli anni Ottanta e a vincere il più imprevedibile degli scudetti degli ultimi 40 anni, il Leicester sta approfittando delle contemporanee miserie che hanno afflitto le tradizionali superfavorite: Chelsea e Manchester City a fine ciclo, United invischiato nella pessima gestione Van Gaal, Liverpool mediocre e non risollevato da Klopp, e Arsenal solita piacevole incompiuta. Ma questo non toglie un grammo di merito alla squadra di Ranieri: senza valori autentici, non si va a dettar legge all’Etihad Stadium, dove il City aveva vinto 16 delle precedenti 19 gare, come ha fatto ieri il Leicester. Il 3-1 firmato dalla doppietta del centralone tedesco Robert Huth e dal gioiello di Mahrez, ha sprofondato gli uomini di Pellegrini a -6, distanza ancora colmabile nelle prossime 13 gare ma che comincia a diventare importante, soprattutto se consideriamo l’aria da ultimo giro di corsa che si respira da quelle parti. E per una volta Ranieri non ha avuto bisogno di Jamie Vardy, il 29enne signor nessuno che alla seconda stagione in carriera in Premier League ha deciso di diventare un cecchino letale (guadagnandosi un rinnovo triennale da 6 milioni di euro all’anno).

E ora attenzione al calendario. Il Leicester è andato in fuga nonostante nelle ultime sei settimane abbia dovuto affrontare, nell’ordine: due volte il Liverpool (sconfitta e vittoria), due volte il City (pari e vittoria) e il Tottenham (vittoria). Settimana prossima tocca all’Arsenal, poi le cose si faranno più semplici. Ed ecco un buon motivo per cui anche i bookmakers hanno iniziato a considerare il Leicester come favorito per la vittoria finale. Ranieri si schermisce con il suo classico stile: “Di loro non mi fido, sono gli stessi che in estate dicevano che sarei stato io il primo allenatore a essere esonerato“. Ma nemmeno lui riesce più a far finta di non crederci.