Con quello che ha tutta l’aria di essere un appello accorato, Barbara Berlusconi esce per un attimo dalle beghe di casa Milan e si tuffa, testa in avanti, in uno dei temi calcistici più delicati e bollenti al tempo stesso: la tanto sospirata legge sugli stadi, autentica pietra filosofale della politica pallonara della nostra epoca. Così il dirigente del club rossonero ad Ansa:

Sono perfettamente consapevole del fatto che l’Italia abbia, in questo momento, molte altre priorità – ha osservato Barbara Berlusconi -. In particolare tanti sono i provvedimenti in discussione alla Camera e al Senato che hanno il carattere dell’urgenza. Voglio ricordare, però, che il calcio non è un business solo per chi guadagna milioni di euro, ma anche per i tanti posti di lavoro che genera. Un giro d’affari che alcune ricerche hanno stimato essere di circa 8 miliardi di euro, per un gettito per lo Stato di oltre un miliardo di euro. Da più parti si sono sollevati dubbi sul provvedimento: qualcuno l’ha addirittura definito uno strumento che consentirà di realizzare speculazioni edilizie. Non voglio entrare nel merito del testo. Mi permetto solamente di esprimere la mia preoccupazione per il futuro del calcio italiano: senza riforme e senza nuove normative, l’Italia rischia di non tenere il passo con gli altri grandi movimenti calcistici europei. Ai parlamentari dico: approvatela con tutte le garanzie di trasparenza e di sostenibilità del caso. Ma approvate al più presto la legge sugli stadi: il tempo sta per scadere. E’ un provvedimento a costo zero per lo Stato, ma di grande valore per tutto lo sport italiano”.

Sono anni che il dibattito infuria a ogni livello. C’è anche un testo di legge pronto da infornare: peccato che da mesi sia in giacenza al Senato, col rischio concreto di essere rispedito indietro alla Camera a causa dell’opposizione del Partito Democratico e, in seconda battuta, dell’Italia dei Valori, che hanno presentato in totale quasi 50 emendamenti.

Il punto focale riguarda quella parte del testo che prevede la possibilità di costruire “impianti multifunzionali o a corollario degli stadi”, ovvero quelle strutture non direttamente legate all’evento sportivo in sé, da integrare nel tessuto urbano e attivi tutti i giorni dell’anno e non solo nei match-day. Non sono strutture commerciali, ma anche residenziali: veri e propri quartieri. Inoltre, è prevista una durata di soli 10 anni per la “destinazione d’uso sportiva”: ovvero, al termine di questo periodo lo stadio potrebbe essere anche smantellato (mentre le strutture circostanti, va da sé, no).

Insomma, il timore di Pd e Idv è quello che la legge finisca per agire non come propulsore del movimento calcistico nazionale, ma come cavallo di Troia per gli speculatori edilizi (cioè, secondo il Capogruppo Commissione Ambiente e Territorio Roberto Della Seta, “Lotito, gli americani della Roma, De Laurentiis, Zamparini”).

A scanso di equivoci, diciamo che Barbara Berlusconi ha ragione su tutta la linea – senza stadi di proprietà, la forbice che già separa i club italiani da quelli inglesi e tedeschi soprattutto rischia di allargarsi a dismisura. Tuttavia, il suo endorsement a una legge presentata dal partito del papà può essere interpretato con più malizia.