Non si fanno male, Lazio e Milan, non più di quanto non se ne siano già fatto in questa stagione. Due squadre tristi, condotte da tecnici subentrati e precari, al soldo di società contestate, potevano solo dar vita a un match di qualità bassissima, caratterizzato da due reti più o meno fortuite e da poco altro; un pari, peraltro, che non serve a nessuno, se non a Clarence Seedorf per prolungare di un altro po’ la sua esperienza sulla panchina rossonera.

Per una crudele combinazione temporale, mentre la parte fortunata del tifo calcistico si gode l’epica di un meraviglioso clasico del Bernabeu tra Real Madrid e Barcellona, Lazio e Milan danno vita a una frazione di gioco raccapricciante anche nel contesto delle modeste stagioni di queste modeste squadre di questa modesta Serie A. Oltre le feroci contestazioni della curva biancoceleste nei confronti di Seedorf (ululati compresi) e Lotito, oltre le assenze di Balotelli e Klose, oltre a un fallaccio inconsulto di Perea su Rami sanzionato con un generoso giallo, il povero cronista non può far altro che registrare il vuoto cosmico. Per quaranta minuti non accade assolutamente nulla: zero coraggio, zero idee, zero ritmo, zero gioco, zero tutto. Una mediocrità biologica tale da impietosire gli déi del caso, che decidono di intervenire nel finale di tempo per rendere più digeribile la sbobba al disgraziato pubblico pagante: al 41’ Novaretti va in gol, ma Rocchi annulla per fuorigioco di Biava. Sul capovolgimento di fronte, capitan Kakà, che almeno ci prova, fa partire un innocuo cross mancino che Konko, con una sfortunata deviazione, trasforma in una parabola imprendibile per Berisha, regalando il vantaggio ai rossoneri. Ricompensa certamente eccessiva per il Milan, ma sberla meritata per la Lazio, che a differenza degli avversari avrebbe ancora un obiettivo, la caccia a un posto in Europa League, per il quale combattere da qui fino a maggio.

Nella ripresa le cose non cambiano di una virgola: bruttura a perdita d’occhio. Ci pensano i due allenatori a rimescolare la brodaglia a modo loro: Seedorf, avanti di un gol, toglie Honda (peraltro inguardabile come sempre) per mettere Balotelli; Reja, sotto di un gol, toglie l’unica punta Perea per buttare nella mischia un esterno sinistro come Lulic. Due mosse apparentemente insensate, ma i succitati déi del calcio decidono che è la volta di premiare la Lazio. Una manciata di minuti più tardi, infatti, i biancocelesti impattano: cross di Candreva, torre di Biglia (176cm) e inzuccata vincente di Gonzalez (173cm), con Rami (190cm) e Mexes (187cm) che stanno a guardare. La gara prosegue tra un lancio sbilenco, uno stop sbagliato e un dribbling abortito, fino a che, nel finale, la stanchezza (a quale titolo, poi, visto il ritmo mantenuto) non consente agli spettatori di godersi qualche minima palpitazione: una zampata alta di Pazzini e un bolide sul palo di Balotelli da una parte, un paio di ripartenze laziali chiuse male da Candreva e Onazi dall’altra. Poi, dopo 5’ inutili di recupero, il pietoso triplice fischio di Rocchi. La Lazio resta a -5 dalla zona Europa, il Milan resta a +12 sulla zona retrocessione, Clarence Seedorf resta ancora in sella al suo ronzino piagato e tormentato dai mosconi.

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