Ma quale riscatto. Nell’anticipo del sabato sera la Lazio sbriciola il Milan ben oltre il 3-1 con cui si è chiuso il match (reti di Menez, Klose e doppietta di Parolo), al termine di una prestazione umiliante per quella che è la storia dei rossoneri. Questo è ciò che accade quando una squadra di calcio affronta un gregge sconnesso e impaurito; o, anche, quando una squadra con un allenatore affronta una squadra senza allenatore. E a questo punto pensare che, nonostante le apparenti rassicurazioni della società, Filippo Inzaghi possa mantenere a lungo il suo posto, è un puro atto di fede.

E dire che, ancora una volta, il match si era messo bene per i rossoneri, in vantaggio dopo 4’ grazie al solito assolo di Jeremy Menez, bravo a soffiare palla a Basta e a involarsi in solitaria verso la porta di Marchetti, prima di infilzarlo con un diagonale chirurgico. La reazione della Lazio è stata veemente, agevolata anche dal fatto che l’avversario ha la personalità di un roditore: per i primi 45’ i biancocelesti hanno impresso un ritmo insostenibile alla gara, creano occasioni su occasioni ma, per qualche strana congiuntura astrale, non sono riusciti a impattare.

Essendo fondato su presupposti fragili come cartapesta, ovvero la mera casualità, il vantaggio rossonero si è spappolato in un amen. Alla Lazio sono bastati 6’ della ripresa per capovolgere il risultato con Parolo e Klose: il primo ha impattato approfittando di un incredibile vuoto al centro della difesa rossonera (Mexes e Alex erano in permesso), mentre il secondo è stato lanciato verso il 2-1 direttamente da capitan Montolivo – sì, quello che sulle pagine della Gazzetta gracidava “Milan, svegliati” – con Mexes che ostenta la reattività di un hippy in un parco sotto il sole. La partita finisce di fatto qui, perché la Lazio si è poi accontentata di amministrare il risultato, mentre al Milan non si può certo chiedere di giocare a calcio. Certo, si potrebbe almeno pretendere quel minimo di coesione, quel minimo di cattiveria, che anche nelle sconfitte i tifosi amano vedere: ma okay, a questi giocatori non si può chiedere nemmeno questo. Parolo non può esimersi dal triplicare nel finale di gara, dopodiché è il delirio, con l’incommentabile Mexes in preda a una crisi isterica ed espulso per aver provato a strozzare Mauri. Poi, finalmente, cala il sipario su questa notte vergognosa e sulla faccia affranta di Inzaghi, colpevole e capro espiatorio al tempo stesso.

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