Ci eravamo quasi abituati agli inizi di stagione turbolenti, caratterizzati da contestazioni feroci già ai primi giorni di ritiro, magari a causa di una sconfitta nella finale di Coppa Italia di un paio di mesi prima (ogni riferimento a quanto accadde alla Roma nel 2013 non è affatto casuale). E non è divertente. Ma ancora meno divertente è l’indifferenza, la rassegnazione: quelle che sembrano aver pervaso la Lazio a ogni livello, sia dirigenziale che di spogliatoio e di tifoseria.

Claudio Lotito è sempre stato nel mirino della tifoseria organizzata biancoceleste, ma la vicenda-Bielsa lo ha, se possibile, esposto ancora di più alla mal sopportazione della gente. Non solo per la pessima figura rimediata, ma anche perché il Loco ha motivato la sua rinuncia spiegando che le promesse fatte dal club in tema di mercato erano state tutte disattese, riaccendendo dunque un’annosa questione, quella del “braccino corto” di cui è accusato Lotito stesso.

Ad Auronzo di Cadore, sede tradizionale del ritiro biancoceleste, sono apparse scritte sui muri contro il presidente laziale, ma in generale il clima è di indifferenza totale. La squadra è stata fondamentalmente lasciata a se stessa, nonostante il povero Simone Inzaghi si danni l’anima per costruire gioco e spirito di gruppo: i casi di mercato, vedi Candreva che ha chiesto la cessione, non aiutano a migliorare l’atmosfera del gruppo, e i dirigenti, Tare e Lotito in testa, non sono venuti a seguito della squadra. L’unica buona notizia è il ritorno di Stefan De Vrij a pieno regime dopo i lunghi mesi di infortunio.

E l’abulia generale è ben testimoniata dai risultati del primo giorno di campagna-abbonamenti, lanciata giusto ieri: 11 tessere sottoscritte, non proprio la testimonianza di un entusiasmo incontenibile. E sarebbe difficile pretendere il contrario. A proposito: oggi sono 12 anni esatti dall’inizio della gestione Lotito. Tanti auguri.