Fra i vari campi di gioco degli US Open uno su tutti si distingue per la caratura dei match in programma: l’Arthur Ashe Stadium. Eccone la storia.

IL NOME

Parte del USTA Billie Jean King National Tennis Center, si trova nel distretto del Queens di New York insieme al Flushing Meadows-Corona Park. Lo stadio è intitolato al tennista afroamericano Arthur Ashe, che vinse il primo Slam statunitense dell’era Open (1968), primo anno che era permesso ai professionisti di giocare. Inaugurato nel 1997, l’impianto rimpiazzò il Louis Armstrong Stadium come campo centrale del torneo.

IL COMPLESSO

La struttura – che costò 254 milioni di dollari per la costruzione – presenta 22.547 posti a sedere individuali, 90 suites di lusso, 5 ristoranti e un salone per i giocatori a due livelli, rendendolo il più grande campo di tennis all’aperto mai costruito al mondo. Superficie acrilica DecoTurf ammortizzata, data la sua posizione vicino al Citi Field, la sede dei New York Mets, tutti questi stadi sono collegati da 7 treni della linea metropolitana Mets-Willets Point. L’Artur Ashe Stadium ospitò per la prima volta il 19 luglio 2008 una partita di basket della regular season, che ha visto la vittoria degli Indiana Fever sui New York Liberty per 71–55.

VARIAZIONE AI COLORI

Spesso criticata la sua mancanza, da quest’edizione è utilizzabile il tetto retrattile, prezioso per far fronte al possibile maltempo. Equipaggiato invece l’occhio di falco, un sistema elettronico che permette ai giocatori di sfidare la decisione effettuata dagli arbitri di linea riguardo alla chiamata. La combinazione dei colori del campo è stata cambiata nel 2005, passando dal verde a un blu elettrico, con un verde chiaro per il contorno esterno del campo. Da quell’anno in poi viene sempre impiegata la combinazione di queste due cromature. Modifiche che aiutano i telespettatori a seguire meglio il movimenti della palla da tennis, così da non perdersi nulla delle sfide.