Se al minuto 20 del secondo tempo non fosse arrivata la rete del vantaggio giallorosso di Torosodis, per altro del tutto fortunosa e in odore di fuorigioco, contro l’Udinese, la Roma si sarebbe ritrovata nel bel mezzo di quello che la narrativa in lingua anglosassone chiama “worst case scenario”, ovvero la peggiore delle situazioni (ipotetiche). Già poiché un pari all’Olimpico, o molto peggio una sconfitta, visto che l’Udinese era andata in vantaggio per prima e meritatamente, giocando un calcio ordinato e aggressivo, al netto di una condizione psicologica che non oseremmo immaginare, avrebbe presentato uno scenario alquanto allarmante per Garcia e i suoi ovvero una Lazio seconda (vittoriosa sabato sera a Genova contro la Sampdoria) e un Napoli pericolosamente vicino che, approfittando della gara interna col Cesena nel posticipo, avrebbe potuto costituire una minaccia reale addirittura per la qualificazione in Champions League, prospettiva finora mai messa in discussione. Un pericolo invece scongiurato da questa importante vittoria che ricolloca la Roma al secondo posto in classifica a una settimana di distanza dal derby.

Ed è appunto una vittoria fondamentale per ovvi motivi, oltre che per i 3 punti e la bagarre d’onore e d’orgoglio con i biancocelesti, ricompatta la squadra e scaccia via quei malumori che in casa giallorossa non sono certo mancati nell’arco di una stagione e che hanno rischiato di mandare a rotoli questo finale di campionato. L’Udinese anche senza il suo uomo simbolo, Totò Di Natale, è scesa in campo con una determinazione che ha a tratti persino spaventato la Roma fino al punto che non abbiamo ancora capito se il gesto sciagurato di Manolas, che ha di fatto regalato il vantaggio agli ospiti, fosse frutto di spavalderia o di nervosismo. Un Udinese che, tra l’altro, non aveva nulla da perdere né da guadagnare a salvezza più che acquisita e sostante in una tranquilla no man’s land di classifica.

Per tanti romanisti l’importanza del match era sentita come una sorta di prova d’appello che a ridosso del derby con la Lazio non si poteva fallire. Il trittico di Milano Gervinho, Doumbia e Ibarbo era stato ampiamente criticato ma Garcia, mettendo tra parentesi i due ivoriani che dal loro ritorno dalla Coppa d’Africa hanno sempre viaggiato a corrente alternata, ha creduto fortemente in Ibarbo che ha sfoderato una prestazione convincente nonostante abbia fallito l’appuntamento col gol in più occasioni. Altra chance è stata concessa anche a Iturbe che al di là degli stenti ci ha messo cuore e gambe e lo stesso Totti che si era messo poco in luce nel corso del primo tempo ha saputo riapparire per l’assist decisivo a Nainggolan alla fine della prima frazione di gioco. De Rossi, infine, è tornato il gladiatore che è, e il giocatore di cui la Roma ha un gran bisogno, lui e il belga a centrocampo hanno fatto la differenza dando sicurezza e compattezza alla squadra e suonando la carica nei momenti decisivi. La Roma ha risposto finalmente sul campo a un inevadibile appello fornendo un importante segnale di presenza nei confronti dei “cugini” laziali.