Torna a sorgere il sole sui sette colli di Roma e in particolar modo sull’Olimpico dove i giallorossi riescono a tornare finalmente alla vittoria dopo una fase davvero critica in campionato che ha registrato un mese senza successi, dalla sfida vinta nel derby contro la Lazio. Dopo le frequenti e prolungate turbolenze vissute a Trigoria nell’ultimo periodo tra ambiente, società, giocatori e allenatore, il Natale del club capitolino sarà un po’ più tranquillo, perché – come noto – non c’è miglior panacea per i momenti di crisi che le vittorie.

La vittima sacrificale è il Genoa di Gasperini, un club – a conti fatti e fatte comunque le debite proporzioni – che versa in una fase ancor più critica di quella del club della Capitale. Una fase che dura ormai da tantissime giornate e che somiglia tanto a un lungo tunnel oscuro dal quale sembrerebbe impossibile uscire. Ora il Genoa si ritrova in una zona pericolosissima di classifica, quartultimo a 16 punti avendo totalizzato 4 vittorie, 4 pareggi e ben 9 sconfitte.

Eppure i rossoblu anche contro la Roma, ben più attrezzata, non hanno giocato male nel complesso poiché per lunghi tratti di gara hanno saputo bloccare sul nascere le iniziative giallorosse cercando più volte di addormentare il gioco per poi colpire in ripartenza. Chiaro che le assenze di Perotti e Pavoletti hanno penalizzato tutto il reparto offensivo degli ospiti costringendo il Genoa ad affidarsi al solo Gakpé troppo spesso isolato davanti.

La Roma ha saputo approfittare con intelligenza, cinismo e una grande volontà di scrollarsi di dosso tutto il torpore e le paranoie di questo bruttissimo periodo, degli unici due errori macroscopici del Genoa in difesa. Entrambi in chiusura dei rispettivi tempi di gioco. Nella prima frazione con Florenzi e sul finale di gara con il giovanissimo Sadiq Umar.

Da sottolineare l’abbraccio, dopo il gol di Florenzi, tra i giocatori e Garcia e la grande compattezza di squadra dopo l’espulsione di Dzeko a più di un quarto d’ora dalla fine, come segno evidente dell’esistenza comunque di un enorme spirito di squadra e di compattezza e unione di intenti tra il tecnico francese e i suoi giocatori. Il miglior punto di ripartenza per una Roma ancora tutt’altro che convincente sul piano del gioco ma desiderosa di spezzare le tenaglie di questa morsa psicologica dovuta soprattutto a un calo di tensione e a rapporti tutti da rivedere con la tifoseria.