Al netto di tutta la serie di polemiche scatenatesi intorno al caso Totti, alle sue richieste di chiarezza e rispetto nei confronti di società e allenatore (a giugno scadrà il contratto e l’intenzione da parte della proprietà americana sembrerebbe quella di non rinnovare), la Roma ora viaggia a gonfie vele. Con Spalletti – e ormai la cosa è oggettiva – ha ritrovato un’identità di squadra, avendo ricalibrato gioco e risultati. Il 5-0 rifilato al Palermo nella serata dell’Olimpico coincide con il quinto successo consecutivo da parte dei giallorossi, che ora sono stabilmente quarti in classifica a soli 2 punti dal terzo posto, occupato dalla Fiorentina, e conservando 2 punti di distanza dall’Inter.

Fino a un mese e mezzo fa, tra classifica, risultati stentati e grattacapi coi tifosi, non funzionava praticamente nulla nella Roma di Garcia, adesso invece funziona tutto. Funziona anche quando “non funziona”. Come a Dzeko che al 27′ gli capita di sbagliare il gol più facile della storia del calcio, quando solissimo e a porta vuota la mette incredibilmente fuori (e neanche di poco), ma poi si riscatta qualche minuto dopo su assist di Pjanic (ah, i grandi amici!) stoppandosela di petto in mezzo all’area e infilando l’incolpevole portiere rosanero.

Con un Palermo così in disarmo, nonostante le urla e gli strepiti a bordocampo da parte di Iachini (tornato nuovamente sulla panchina dei siciliani dopo vicende degne di un poema omerico), la Roma fa ciò che vuole in mezzo al campo e, soprattutto, dalla cintola in su. A tratti basta l’ispiratissimo Salah a mettere a ferro e fuoco la difesa degli ospiti: due reti una più bella dell’altra consentono alla Roma di prendere il volo, l’assist per Dzeko nel finale è una gran bella ciliegina su una torta di felicità. Si rivede finalmente anche Strootman in campo, tanto per completare la festa.

La squadra di Spalletti può permettersi di dettare tempi, spazi e ritmi, perché il Palermo annaspa, gli manca un cervello che tenga unite le fila del gioco (leggi: Maresca) e quando si presenta in campo è troppo tardi. A volte ci prova il Mudo Vazquez a inventare dal nulla, ma i suoi sono solo lampi e per di più anche non sempre facili da capire. La palla in sostanza a Gilardino non arriva mai e quando qualcosa di sospetto si muove all’interno dell’area giallorossa, ci pensano Manolas e Rüdiger a fare piazza pulita. Il Palermo, è evidente, ha bisogno di una mano, ma non quella con la quale la Roma gli ha mollato questi cinque schiaffi.