Ci voleva il tocco o, per meglio dire, il tacco del Faraone per riportare la Roma alla vittoria dopo una striscia di partite che definire negativa sarebbe il più facile degli eufemismi. Ancora un’illusione alla partenza per la nuova stagione della Roma con i giallorossi che promettono gioie e successi e arrivano pian piano delusioni e fallimenti. Ma ecco che si cambia rotta: Spalletti succede a Garcia (un rapporto quello col tecnico francese ormai giunto allo sfinimento con società e tifosi) e arriva l’El Shaarawy che non ti aspetti.

E anche il 23enne ex Milan con tutta una sua storia e un suo vissuto ricchi di momenti critici, dai numerosi infortuni alle incomprensioni con Inzaghi all’esperienza fallimentare nel Monaco. Torna un campione egiziano d’origine ma di pura razza calcistica italiana, fin dalle giovanili del Genoa, dove il savonese è cresciuto, e rinasce a nuova vita nella Roma per una sua seconda fondamentale chance in Serie A.

Ma l’immagine di questa Roma che torna faticosamente ma con tanta tanta volontà e caparbietà al successo è anche quella di un guerriero autentico e tenace, uno che davvero non molla mai, come Nainggolan. La sua rete, la prima nel 3-1 finale sul Frosinone, frutto di un tiro eseguito da terra, praticamente da sdraiato, ci dà la sensazione di questa straordinaria volitività da parte di una squadra che ha necessità di rialzarsi. Anche la veemenza e la costanza di Rüdiger, nel proiettarsi spesso in avanti, parlano da sé. E questi tre punti rappresentano il viatico di un nuovo corso, il modo migliore per lasciarsi alle spalle mesi di buio per riabbracciare la luce.

Certo, di fronte c’era il Frosinone in un match che conservava comunque il sapore di un derby. Una squadra che è penultima in classifica e non sta attraversando a sua volta un momento strabiliante di forma. Però è una squadra che lotta e sa stare in campo, riuscendo a dare parecchio fastidio alle avversarie pur non essendo dotata di qualità eccelsa e individualità straordinarie. Lo dimostra il primo tempo giocato a buoni ritmi che ha impedito ai padroni di casa di prendere il sopravvento, anche grazie al bel gol di Daniel Ciofani che ha consentito ai gialli allenati da Stellone di pervenire al pareggio e riequilibrare la gara. Poi la tenacia e, appunto, la qualità della Roma, con Totti che torna dopo 4 mesi di stop e confeziona un assist prodigioso per il definitivo 3-1 di Pjanic, hanno fatto il resto.

Ma se tra le smorfie di felicità, Spalletti ha alternato anche qualche sonoro mugugno, i motivi li ha avuti perché non tutto funziona ancora alla perfezione nella sua Roma. La manovra è apparsa a tratti confusa e convulsa. Con il nuovo modulo 3-4-2-1 a volte Pjanic e Nainggolan, a posizioni invertite, fanno fatica a ritrovarsi. Salah non è riuscito ancora a riconoscersi come quel giocatore che aveva strabiliato a Firenze: l’impressione è quella che così si ritrovi un po’ ingabbiato, e lui invece avrebbe bisogno di spazi più aperti. Dzeko lentamente ci prova, dà tanta profondità al gioco giallorosso, e questo è importante, ma ancora di segnare non ne vuol proprio sapere. Dovrebbe mostrare quella grinta messa in evidenza ad inizio stagione e non demoralizzarsi perché poi ha la tendenza a infilarsi in un cono d’ombra. E la Roma senza di lui, magari funziona ugualmente – come dimostra il match col Frosinone, ma è un’altra cosa. Buono anche l’esordio di Zukanovic in giallorosso.