La Roma, sempre costantemente sotto processo – soprattutto per una piazza perennemente scontenta e per l’altissimo potenziale del club sul quale Pallotta ha comunque investito fior di milioni – zittisce le critiche vincendo al Barbera per 4-2 contro un Palermo che, dopo il pareggio casalingo col Carpi, inopinatamente infila la sua quarta sconfitta consecutiva aprendo di fatto a una situazione di crisi ufficiale. La Champions League langue per i giallorossi ma ora la classifica può sorridere con il club capitolino a quota 14 punti, -1 dalla Lazio, -2 dall’Inter e – 4 dalla capolista Fiorentina, con un turno di riposo davanti per recuperare l’acciaccato Dzeko e ripartire alla grande all’Olimpico contro l’Empoli domenica 18 ottobre.

Come le grandi squadre, ma evidentemente la differenza è ancora solo di mentalità, considerando cotanto organico, la Roma ha già archiviato la pratica Palermo dopo 28 minuti andando a segno tre volte con Pjanic (dopo soli due minuti), Florenzi e Gervinho. La partenza è shock per il Palermo che, subita la rete del bosniaco, non si raccapezza e continua a prendere pugni come un pugile alle corde. La squadra di Iachini non solo non sa che cosa fare ma per tutto il primo tempo non vede proprio la palla, eccezion fatta al sesto minuto quando ha una reazione istintuale al gol degli ospiti che potrebbe concretizzare con Vazquez che però calcia fuori.

I rosanero si svegliano solo nella ripresa, dopo cioè i non difficilmente immaginabili 15 minuti di fuoco degli spogliatoi nei quali è andata in scena presumibilmente la strigliata del tecnico ascolano. La Roma abbassa il ritmo, controlla e gestisce e il Palermo si rivede in mezzo al campo. Garcia incomincia a preoccuparsi però perché l’approccio dei suoi nella ripresa è un po’ troppo rilassato e questo è il tipico atteggiamento di una squadra ancora immatura sul piano della mentalità. I padroni di casa incominciano pian piano a tessere la tela con la Roma che non aggredisce più, e i siciliani che incominciano a recuperare palloni a centrocampo e a smistarli con Vazquez.

Decisivi poi gli ingressi di Gilardino e Quaison che cambiano volto alla squadra rendendola più dinamica dalla cinta in su e nettamente più pericolosa davanti a Szczesny. Con Gilardino al 58′ e Gonzalez in extemis il Palermo rientra anche in partita ma a quel punto la Roma si sveglia e torna a imporre la sua legge grazie ancora una volta a Gervinho imbeccato meravigliosamente da Sali Uçan, subentrato a Salah.