Dopo la quarta vittoria consecutiva, qualcosa è davvero cambiato in casa Roma ed è oggettivo che il discrimen sia stato l’arrivo di Spalletti sulla panchina giallorossa, che ha – numeri alla mano – impresso la giusta svolta al proprio percorso stagionale, iniziato bene e, per l’ennesima volta, incanalatosi in un tunnel di brutte prestazioni che hanno finito con il destabilizzare un ambiente già abbastanza sensibile di suo a determinate “sollecitazioni”. Al Braglia contro il Carpi, nell’anticipo della 6a giornata però non è stato rose e fiori, perché la compagine allenata da Castori (bis) si è chiusa bene bloccando gli spazi e arginando le offensive, cercando di colpire in ripartenza.

Dopo un primo tempo complicato dalle “strategie”, con i giallorossi preoccupati dal trovare le giuste chiavi d’accesso contro una squadra difficilmente penetrabile grazie a una sorta di maginot ad almeno nove uomini in fase di non possesso, con i soli Mancosu e Mbakogu a tenere un po’ più alta la linea, nel quale è successo ben poco di significativo anche perché la “barra” delle risorse fisico-atletiche era ancora alta, nella seconda frazione di gioco è cambiato tutto.

Anche in questo caso, la svolta del match ha coinciso con l’ingresso di Pjanic, un grande cervello in mezzo al campo che ha completamente dettato i ritmi di gioco della propria squadra, velocizzandoli e dinamizzando in maniera più efficace i movimenti dei giocatori più avanzati. Alla Roma troppo orizzontale del primo tempo, che con il solo Vainqueur non riusciva a trovare bandoli efficaci per sbrogliare la matassa carpigiana, si è sostituito un gioco più creativo e verticale, proprio grazie al dinamismo e alle invenzioni del bosniaco col numero 16. Al bel gol di Digne però ha fatto seguito l’ottima reazione del Carpi che grazie al solito Lasagna ha trovato subito il pareggio in virtù di un generosissimo Mbakogu, sfuggito alla marcatura di Rüdiger.

Non è un caso che l’undici di Castori abbia messo in difficoltà squadre più quotate come Inter, Fiorentina e Napoli, ma contro la grande qualità del gioco, e degli interpreti, della Roma ha potuto ben poco, soprattuto quando è tornata a funzionare alla grande l’intesa degli uomini di movimento. E questo sempre grazie a Pjanic che possiede la prerogativa di saper fare da trait d’union tra i vari “punti” della sua squadra, unendoli in un disegno vincente.

E così, gli inserimenti di Nainggolan, le rapide incursioni di Salah (capolavoro quella in merito al secondo gol giallorosso) e Dzeko, tornato finalmente a segnare e a sognare, e a essere quel baluardo offensivo imprescindibile come punto di riferimento per la finalizzazione delle azioni, hanno rapidamente demolito il muro difensivo del Carpi, che ha avuto l’unico demerito di abbassarsi sempre troppo e di verticalizzare a oltranza la manovra, anche quando si sarebbe resa necessaria una migliore gestione della palla in fase di manovra. Ora la Roma è terza in classifica, aspettando l’esito dello scontro diretto tra Fiorentina e Inter di domenica sera.