“Cronaca di un sorpasso annunciato” oppure, semplicemente “Il sorpasso” (rievocando l’imperituro capolavoro di Dino Risi), scegliete pure voi il titolo del film proiettato direttamente la domenica della 30a giornata di Serie A con la Roma che si ferma di nuovo, a Torino, pareggiando per 1-1 e la Lazio che al contrario travolge il sorprendente Empoli di Sarri con un poker che non lascia scampo. Non si è propriamente trattato di un’opera cinematografica, di un qualcosa dunque di finzionale, ma è piuttosto la solida realtà di una Lazio che sta letteralmente emulando la sua mascotte Olimpia volando sulle vette della classifica. Un secondo posto finalmente raggiunto in campionato dopo tanto rincorrere, il coronamento di una serie super positiva di 8 vittorie (eguagliata la “quota Maestrelli”, a un passo dal record di 9 vittorie consecutive di Eriksson). Un sorpasso che invece sulla sponda giallorossa suona come una beffa, in particolare perché col Toro s’è vista una buonissima Roma, in generale perché il club capitolino ha rappresentato per tutto il corso del torneo la seconda forza del campionato.

Florenzi il finalizzatore. Dopo il periodo grigio, la pareggite, gli infortuni, la Roma con l’importante vittoria sul Napoli della penultima giornata si era rimessa in carreggiata, non tanto ovviamente per la corsa scudetto oramai largamente compromessa ma per conservare, per l’appunto, quel secondo posto a garanzia dell’ingresso diretto in Champions League, ultimo obiettivo rimasto in ballo per i giallorossi. Difficile dire cosa non abbia funzionato nel match contro il Torino dalle parti di Garcia e i suoi. La partita era bloccata fino al penalty procurato da De Rossi e realizzato da Florenzi, una furia arrembante ieri, con la Roma che stava domando sul piano del gioco un Toro fin troppo guardingo che faticava a ripartire. Il rigore, dubbio e contestatissimo dai granata, evidentemente ha rotto gli equilibri e ha innescato la gagliarda reazione dell’undici di Ventura che ha trovato istantaneamente la rete del pareggio. Una disattenzione di troppo, quella della combinazione Bruno Perez-Maxi Lopez in occasione del gol con la palla che sembrava avesse varcato la linea di fondo, la poca concretezza là davanti (Ibarbo, Ljajic, Doumbia, il problema del finalizzatore per la Roma sta diventando un autentico incubo) e, certo, la sfortuna, hanno determinato un risultato finale che naturalmente va strettissimo alla Roma, che per ora deve accontentarsi – cosa non di poco conto – di aver ritrovato il gioco e gli stimoli.

Il derby prima del derby. Florenzi nell’immediato post-partita ha voluto rincuorare e nello stesso tempo tranquillizzare i tifosi sostenendo che “se la Roma gioca così, il secondo posto alla fine del campionato è assicurato e che la squadra non deve temere la Lazio, così come nessun’altro club“. Parole accorate e sincere quelle di un ormai sempre più uomo simbolo di questa nuova Roma, che devono però sostenibilmente confrontarsi proprio con la realtà di una Lazio che ora si trova a 58 punti in classifica, uno in più della Roma. A otto giornate di distanza dalla conclusione del campionato la Roma gode senza dubbio di minori scontri diretti laddove i pericoli potrebbero essere rappresentati alla 32a e 35a giornata rispettivamente nelle trasferte con Inter e Milan, per giungere al fatidico 24 maggio del derby, a una giornata dalla fine, plausibilmente con qualche punto di vantaggio sulla Lazio la quale è obbligata a un percorso molto più tortuoso, a cominciare da sabato prossimo a Torino contro la capolista Juventus, per poi trovarsi ad affrontare Inter (35a), Sampdoria (36a) e Napoli alla 38a e ultima giornata.