Mastica amaro la Roma che dopo la mancata qualificazione alla fase a gironi della Champions League viene fermata dal Cagliari sul 2-2 al Sant’Elia dilapidando un vantaggio di due reti. Sicuramente per i giallorossi il calcio d’agosto pretende che vengano pagati alcuni debiti come i carichi di lavoro di una preparazione avviata anzitempo per affrontare i preliminari di Champions League e gli stessi due match disputati contro il Porto hanno succhiato energie e risorse che in questa fase iniziale del campionato possono davvero fare la differenza.

E in effetti il calo fisico da parte degli uomini di Spalletti nel secondo tempo, dopo le reti maturate al 6° minuto del primo tempo grazie al rigore messo a segno da Perotti e al 1° minuto del secondo tempo con Strootman (bel ritorno al gol dopo un calvario durato tantissimo) che deposita in gol su appoggio aereo di Dzeko, è fin troppo evidente per una squadra che fino ad allora era stata abbastanza fresca e dinamica con quelle verticalizzazioni improvvise tipiche del gioco di Spalletti e che poi ha dovuto subire la miglior condizione atletica di un Cagliari messo davvero ottimamente in campo, che ha saputo reagire da grande squadra raggiungendo i giallorossi prima con l’ex Borriello e poi nel finale con Sau.

Nella prima frazione di gioco la Roma gioca a pieni polmoni muovendo bene palla contro l’undici rossoblu di Rastelli che ha il merito di rimanere sempre compatto, solido e soprattutto in partita. Fatica il centrocampo della squadra di casa a arginare il dinamismo della Roma sorretta dall’onnipresente Nainggolan, così come la difesa cagliaritana nel leggere i frequenti improvvisi cambi di gioco che trovano sempre pronti le ali egizie El Shaarawy e Salah a incunearsi nell’area avversaria. Proprio da uno di questi nasce l’episodio del rigore provocato da Isla su El Shaarawy che conduce al vantaggio capitolino.

Ma alla distanza, come accennato, è proprio il centrocampo del Cagliari a venire fuori. Di Gennaro detta ritmi e giocate, Murru è un leone e la difesa regge bene agli urti di Dzeko, subentrato nel secondo tempo. La maggior resistenza fisica dei cagliaritani poi alla lunga la spunta anche sulla qualità della Roma. Servono gambe e polmoni e i giallorossi cominciano ad annaspare sia a centrocampo che in difesa. Spalletti si copre passando al 3-5-2 ma le trame del Cagliari si intensificano e Borriello, Sau e Ionita si presentano troppo spesso dalle parti di Szczesny. La Roma fa troppa fatica a ripiegare e i padroni di casa sfruttano la costante superiorità numerica nell’ultima mezzora di gara meritando a pieno titolo il pari.