Tre partite e un ritiro, quello di Trigoria, per uscire da uno strano, oscuro tunnel dentro il quale la Roma si è inopinatamente infilata. Il primo di questi match, all’Olimpico di Torino, non è andato benissimo, al di là della beffa finale, che poi tanto beffa non è se si analizza la gara nella sua interezza. Perché il Torino ha mostrato ancora una volta grande solidità e credenziali giuste per potersela giocare tranquillamente anche con realtà sulla carta più attrezzate. Per farla breve, ha giocato da grande squadra strameritando il pari. È sicuramente dalla Roma che ci si aspetta qualcosa in più.

Quel quid che invece, di fatto non c’è stato, e va di nuovo dato atto al Torino di Ventura che strategicamente ha sbagliato ben poche mosse. Un Torino dall’atteggiamento tutt’altro che timoroso che non ha giocato solo sulla difensiva ma non si è fatto certo lo scrupolo di aggredire l’avversario quando ha potuto. Qualche discesa di Baselli sulla sinistra e Bruno Peres, a tratti incontenibile, è riuscita a mettere in serio subbuglio la retroguardia giallorossa che dopo le batoste contro Barcellona e Atalanta deve ancora settare al meglio alcuni meccanismi e, soprattutto, azzerare quell’atteggiamento insicuro che si porta dietro.

Belotti si dimostra, come a Bologna, l’uomo più pericoloso dei granata e giunti al culmine del match Rüdiger se lo perde completamente in area lasciando a Manolas l’ingrato compito di fermarlo. Naturalmente con le cattive. Dopo tanta battaglia a centrocampo e con il fronte offensivo un po’ spuntato, nonostante il ritorno in campo di Gervinho, la Roma trova il vantaggio solo grazie all’ennesima “padellata” su fendente del solito Pjanic su punizione. Davvero ancora troppo poco per uscire dal tunnel, considerando che dopo il martedì di Champions contro il Bate Borisov, si alza l’asticella della difficoltà per Garcia – sempre più in bilico – e i suoi nella sfida del San Paolo contro il Napoli.