La Juventus ingrana la quarta e al Barbera, nel posticipo domenicale della 14a giornata di Serie A contro il Palermo, supera con un eloquente 0-3 i rosanero guidati da Ballardini raggiungendo così quattro vittorie consecutive in campionato che salgono a cinque considerando il successo in Champions League con il Manchester City. Dopo un inizio stagione disastroso ci volevano tempo e pazienza ma ora la Juventus è finalmente tornata e ripropone prepotentemente la sua candidatura tra le grandi del campionato. La classifica adesso, attendendo la gara del Sassuolo contro la Fiorentina, dice quinto posto a quota 24 punti: uno sopra il Milan e 3 meno della Roma, sconfitta all’Olimpico dall’Atalanta.

Il 3-0 potrebbe a una prima analisi sembrare troppo severo per un Palermo tutto sommato non inguardabile, ed è vero che la Juventus ha impiegato del tempo a piegare la resistenza dei padroni di casa e a imporre la propria autorità, ma nel corso del match quello al quale si è assistito è stato un lento ma graduale crescendo in cui i bianconeri hanno cominciato dapprima a prendere le misure al Palermo che è andato pian piano smorzando entusiasmo e iniziativa e poi a rendersi padroni assoluti del gioco.

Inizialmente la strategia di Ballardini che ha avanzato il raggio d’azione di Brugman portandolo su Marchisio, trasformandolo dunque da mediano a trequartista, puntando sul muro difensivo (ottima la prestazione del giovane Goldaniga, rientrato nella trattativa per portare Dybala in bianconero, ma troppo solo nel reparto) per innescare rapide ripartenze, sembrava potesse pagare, ma sia l’attenta retroguardia bianconera, sia la buona organizzazione di gioco della Juventus, fondata su ben altra qualità, ben presto hanno avuto la meglio sull’impostazione del gioco palermitano.

E a chi da principio storceva il naso all’indirizzo dell’acquisto di Mario Mandzukic, società e in primis l’attaccante croato stanno rispondendo con una serie di gol davvero pesanti. In questa, come in altre occasioni, la partita l’ha sbloccata lui perché in area, specialmente sui palloni alti, uno come Mandzukic nel nostro come in altri campionati fa sempre la differenza. In più se c’è uno come seconda punta che si chiama Paulo Dybala, straordinario e indiavolato ex di turno, dalla straripante voglia di prendersi la scena del Barbera per mostrare a tutti il suo valore anche, perché no?, quello economico, il gioco diventa davvero facile.

Il Mudo Vazquez ha fatto vedere tante belle cose e, soprattutto, ha dimostrato di poter aspirare a ben altri palcoscenici (lo stesso Marotta non ha negato di averci fatto più di un pensiero nella fase finale del calciomercato estivo), ma l’argentino è un diamante solitario in mezzo a tanti lapislazzuli, perché poi a referto conta lo 0-3 di questa ritrovata Juve autoritaria e le marcature di gente come Sturaro e Zaza, che sigilla il risultato sul finale.