La Juventus, al di là dei numeri che però contano sempre e tanto, si toglie allo Stadium il suo “Sassuolino” dalla scarpa perché gli emiliani erano quelli che avevano decretato l’ultima sconfitta della Signora lo scorso 28 ottobre. Una piccola rivincita dunque sul Sassuolo firmata dal genietto Paulo Dybala che trafigge Consigli al 36′ con una magia delle sue decidendo le sorti di un match non così agevole per i bianconeri aggiudicandosi il 19° risultato utile consecutivo (con 18 vittorie) e consentendo a Buffon di stabilire il suo nuovo primato d’imbattibilità (scavalcando Dino Zoff e portandosi a soli 3′ dal record italiano che appartiene a Sebastiano Rossi) dopo ben 10 partite senza subire gol.

Il computo delle assenze è decisamente più pesante sul versante neroverde perché la Juve deve fare a meno di Chiellini, ancora infortunato, ma il Sassuolo a Torino sconta le assenze pesantissime di Cannavaro, Missiroli, Berardi e Defrel. E sono nomi davvero importanti sui quali Di Francesco ha costruito praticamente l’ossatura della sua squadra ma allo Stadium il Sassuolo dimostra di poter fare il suo anche con i presenti, poiché non si può certo dire che Antei, Biondini, Politano e Falcinelli non ce l’abbiano messa tutta per presentare una squadra all’altezza del compito. Così come il buon Sansone che prova in più modi a replicare la rete dell’andata.

E infatti il Sassuolo dello Stadium è un organico che gioca un buon calcio. Attento, organizzato e spavaldo quanto basta – con quel baricentro a volte sconsideratamente alto – per poter giocarsela contro la Juve che, però, è pur sempre la Juve. Ovvero una squadra che oramai mostra una calma olimpica nella gestione della palla, nella costruzione della manovra, nell’esprimersi in maniera “totale” in mezzo al campo, con centravanti che pressano come centrocampisti e recuperano palla come mediani (vedi Mandzukic), centrocampisti che impostano, “incorrono” e interdicono alla perfezione e difensori che sono praticamente invalicabili.

Poi, alla fine, è sempre l’incommensurabile qualità della Juventus, come singoli e, soprattutto, come squadra, un unicum che si muove davvero all’unisono come se fosse appunto un unico organismo, a fare la differenza. E quando le individualità a un certo punto “decidono di decidere” la partita, come fa Dybala (per altro onnipresente come tocchi, passaggi, movimenti etc. in ogni azione offensiva dei bianconeri), un po’ alla Tevez, su invito di Cuadrado e come aveva già provato a fare dopo 30 secondi di partita mandando inequivocabili avvisaglie a Consigli, non ce n’è per nessuno.