La corsa della Juventus è inarrestabile e anche dopo la conquista del 31° titolo di Campione d’Italia (il quarto consecutivo) e della Coppa Italia in finale contro la Lazio, non serva volersi fermare più, avanti incessabilmente fino a Berlino, come quegli atleti che giunti al traguardo proseguono ancora per diversi metri la loro gara. Battuto anche il Napoli per 3-1 dove vuole arrivare questa Juventus? Forse c’è una sorta di “inerzia della vittoria” che trascina costantemente i bianconeri al successo, partita dopo partita, sfida dopo sfida. Probabilmente c’è la voglia insopprimibile di arrivare al più presto là, dove è attesa dal Barcellona e, anzi, ancora oltre, sul podio dei vincitori ad alzare la fatidica coppa con le orecchie trionfando in Champions League. Il Napoli invece non solo non riesce ad abbattere il tabù dello Juventus Stadium dove i padroni di casa non perdono da tempo immemore (l’ultima sconfitta risale al 6 gennaio 2013, quando la Juve di Conte fu superata dalla Sampdoria con due reti di Icardi) e dove il Napoli non ha mai vinto né segnato, ma rimedia anche una pessima figura sul finale di gara quando a Britos saltano i nervi e si prodiga in un bruttissimo gesto nei confronti di Morata. Un Napoli che dunque può dire anche addio alla possibilità di qualificarsi per la Champions League.

Il principio della funzionalità. La Juventus di Allegri fa della funzionalità la sua miglior prerogativa. Il Matri in finale di Coppa Italia gioca da grande attaccante, mette a segno il gol decisivo e regala il decimo trofeo ai bianconeri. Coman, sostituto di Tevez contro il Napoli, gioca una partita da stella europea correndo e lottando per tutti e 90′. Suo il delizioso assist per il gol del vantaggio siglato da Pereyra. Un giocatore che pur giocando pochissimo è entrato perfettamente nel sistema di gioco della squadra. Così come la difesa che resta inespugnabile sia che giochi con una linea a quattro sia che si presenti con tre elementi, nell’interscambiabilità di tutti i difensori (nel primo tempo la coppia Barzagli-Ogbonna è stata perfetta nel non concedere nemmeno un millimetro a Higuain).

Benitez, non ci può stare. Il Napoli ha faticato le proverbiali sette camicie per impensierire una Juventus davvero inossidabile. La differenza a centrocampo è stata notevole, con Marchisio e Sturaro che hanno fatto e disfatto a piacimento e Pogba che, se non è riuscito a dare quel valore aggiunto come da sua consuetudine, ha lavorato molto bene in fase di ripiegamento. Nel primo tempo gli azzurri di Benitez non riuscivano a produrre gioco se non affidandosi alle corsie esterne, dove però incontravano sistematicamente l’opposizione di Asamoah e Padoin “raddoppiati” dagli uomini della mediana juventina. Meglio il secondo tempo senza gli spenti Higuain e Insigne, quando con Hamsik e Gabbiadini il Napoli è riuscito a costruire di più e meglio dinamizzando la manovra e riuscendo a, appunto, a creare di più con più dialogo. Nel momento migliore dei partenopei però la difesa si è squarciata sulla penetrazione di Sturaro (altro giocatore nel segno della funzionalità) e la rete del nuovo vantaggio del centrocampista ex Genoa a meno di un quarto d’ora dalla conclusione ha praticamente messo la parola fine alla partita prefigurando i festeggiamenti dello Juventus Stadium.