Serata complessivamente amara quella di Europa League per le italiane poiché, eccezion fatta per la Lazio, che all’Olimpico supera abbastanza agevolmente l’ostacolo Galatasaray dopo il pareggio di Istanbul, cadono sia Napoli che Fiorentina, salutando così la competizione già ai sedicesimi di finale, a differenza dell’edizione dello scorso anno nella quale entrambe erano riuscite ad approdare in semifinale, poi sconfitte rispettivamente da Dnipro e Siviglia. La pura e semplice verità è che nel secondo caso, quello dei viola, la Fiorentina ha avuto la sfortuna d’incontrare una squadra più forte e tecnicamente più attrezzata, e non è un caso che quest’anno il Tottenham – attualmente a soli 2 punti dalla capolista Leicester – si candidi seriamente a vincere il titolo il Premier League.

Alla fine è un 3-0 che non lascia scampo alcuno alle interpretazioni, perché i padroni di casa lo sono a tutti gli effetti al White Hart Lane concedendo poco o nulla agli avversari. Poi, se anche la Fiorentina è in una di quelle strane serate in cui invece di giocare il suo calcio calibrato e verticale, annaspa girando a vuoto per il campo, allora contro questi Spurs c’è poco da fare perché, solidi in retroguardia e massicci a centrocampo, con un Mason in vena di meraviglie (suo il primo gol inglese, dopo un’incursione ubriacante), il Tottenham è stato un moto perpetuo là davanti, facendo girare spesso la testa ai difensori viola.

La grande qualità di giocatori come Eriksen e la vecchia conoscenza Lamela hanno inventato calcio sulla trequarti, trovandosi sempre a meraviglia nelle trame offensive disegnate con l’aiuto di due formidabili cursori del calibro di Chadli e la giovane rivelazione Alli. Tottenham e Fiorentina erano due squadre che in sostanza giravano a ritmi differenti con i viola spesso costretti a rincorrere per riconquistare il possesso.

Ed è stata una Fiorentina insolitamente imballata a centrocampo, con Bernardeschi e Ilicic piuttosto spenti e imprecisi in fase di costruzione e con Kalinic costantemente costretto ad andarsi a procacciare palloni a centrocampo. Badelj non ancora al meglio e Borja Valero provato dopo il massacrante impiego stagionale hanno tirato un po’ il fiato e anche i cambi di Kuba Blaszczykowski e Zarate, effettuati – forse troppo tardi –  con l’intento di aprire il gioco sulle ali, non hanno sortito l’effetto sperato.