Nel tourbillon estivo del calciomercato nel quale l’Inter ha dimostrato di fare sul serio dominando da subito questa finestra, almeno nella sua prima fase, raggiunto poi in un bel derby di mercato dal Milan che evidentemente non ha ancora metabolizzato l’affaire Kondogbia, rimane sullo sfondo, inevaso come un grosso punto interrogativo, la questione Kovacic. Il croato è stato ed è tuttora al centro di prolungate discussioni in merito al mercato in uscita dell’Inter, la cessione eccellente, il sacrificio ineluttabile che la società dovrà effettuare per riequilibrare i bilanci dopo gli esborsi affrontati (anche per non tornare nell’occhio del ciclone dell’Uefa), nonostante l’investimento importante fatto dal club due anni e mezzo fa quando venne prelevato dalla Dinamo Zagabria nel gennaio 2013 per 11 milioni di euro più bonus.

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport Mateo Kovacic, raggiunto in ritiro a Riscone di Brunico, confessa la sua volontà di rimanere all’Inter e tornare a vincere ora che la società sta mostrando serie credenziali per compiere quel balzo qualitativo che le serve per tornare grande. Si toglie anche legittimamente qualche proverbiale sassolino dalla scarpa circa le incognite della sua posizione in campo, il suo rendimento eufemisticamente altalenante e il suo esser stato collocato di fatto ai margini della squadra: “Gioco poco? Magari m’incazzo anche più di un tempo ma ho capito una cosa: non val la pena stare col muso, conta solo dimostrare che hai il carattere per stare in campo. Tutto il resto sono chiacchiere

Si parla inevitabilmente di cessione, soprattutto in considerazione di una stagione molto complicata, e allora ecco spuntare i nomi di Liverpool, Bayer Leverkusen o di un qualsiasi altro club disposto a offrire i fatidici 30 milioni chiesti dall’Inter per portarlo via: “Il club non mi ha mai detto che vuole cedermi. Mai. Se il Liverpool arrivasse con un’offerta di 30 milioni? Questo bisognerebbe chiederlo alla società. Io non mi voglio muovere, voglio restare qui. Il rapporto tra me e l’Inter sarà ancora lungo“.

Il croato ribadisce la sua volontà di permanenza all’Inter che sembra quasi una preghiera nonostante le critiche ricevute da club e tifosi: “Le critiche? Non mi hanno mai dato fastidio. L’anno scorso sarebbe stato un peso grande dimostrare e ricominciare da qualche altra parte. Anche perché mi sono sempre fissato su una cosa: voglio dimostrare di meritare l’Inter, voglio vincere con questa maglia. L’Inter è come Real o Barcellona”.

Kovacic punta incrollabilmente sul fatto che a Mancini serva un uomo di manovra, uno che dimostri personalità nell’impostare l’azione dalla difesa, quello che aveva imparato a fare nella Dinamo Zagabria di Jurcic, quando il tecnico croato lo collocò in quella posizione in sostituzione di Badelj che passò all’Amburgo: “Mi piace giocare da regista - ammette il Kovacic - Stare nel vivo delle azioni e del gioco, la palla che passa spesso dai miei piedi. Come Pirlo insomma, ma anche Modric“.

Le ultime parole sono naturalmente dedicate al connazionale Perisic, il nome tanto cercato da Mancini per potenziare la proposta offensiva dell’Inter: “È il giocatore più talentuoso della Croazia, adopera il destro e il sinistro, poter giocare con lui è una fortuna perché fa di tutto, attaccante esterno, seconda punta, forse una volta s’è messo pure a fare l’attaccante centrale. Poi ha tiro, è veloce, bravissimo davvero. Come ragazzo? Potrebbe aiutarci ancora di più“.