Consummatum est, come disse qualcuno in circostanze perfino meno piacevoli di questa. Tutto è compiuto. Questa notte Kobe Bryant, il più grande giocatore di basket del dopo-Jordan, scenderà sul parquet per l’ultima volta, nella sua Los Angeles, nel suo Staples Center, contro gli Utah Jazz. Dal giorno dell’annuncio del ritiro sono passati quattro mesi e mezzo, che il mondo dell’NBA ha trasformato nella più lunga e festosa parata d’addio che si ricordi: ogni partita dei (derelitti) Lakers è diventata poco più che un pretesto per omaggiare il 24, perché uno così non lo si vedrà più e il vuoto sarà difficile da colmare anche per tutti i LeBron e Steph Curry del mondo. Tutti, ma proprio tutti, hanno ricoperto il Mamba di affetto e riconoscenza, perfino quei tifosi dei Celtics per il quale Bryant è stato il nemico pubblico numero uno, nonché l’uomo che li deprivò di un anello quasi vinto nel 2010.

Il match coi Jazz di questa notte (diretta Sky a partire dalle 04.15) ha assunto le proporzioni dell’evento epocale, dal punto di vista mediatico, perfino superiore al celeberrimo “I’m back” di Michael Jordan, o alla “Decision” con cui LeBron James decise di portare i suoi talenti a South Beach. Tanto per dire: il biglietto più economico è stato venduto per 900 dollari, mentre ce ne sono voluti 26mila per assicurarsi quello più costoso. Il prezzo medio è stato attorno ai 2mila dollari, ovvero il 500% in più di quanto si spende normalmente per una gara dei Lakers. Affari interessanti anche dal punto di vista del merchandising: il negozio online della franchigia gialloviola ha venduto un cappellino commemorativo ricamato in oro per la modica cifra di 38mila dollari. Non si bada a spese per salutare Bryant: due americani di Chicago che vivono a Milano hanno mollato tutto – lavoro, università, fidanzate – per intraprendere il tour d’addio in coda a Kobe, seguendolo a Philadelphia, Memphis, Chicago, Sacramento, Denver, etc, per un totale di 20mila chilometri percorsi e 50mila dollari spesi.

E dopo, cosa ne sarà di lui? Qualche spicciolo lo ha messo da parte (secondo Forbes, 680 milioni di dollari in carriera, tra ingaggi e sponsor, che fanno di lui l’atleta più pagato di sempre negli sport di squadra), per cui non dovrebbe avere troppi problemi a vivere degnamente. Ma un agonista del genere, c’è da scommetterci, non si accontenterà di un buen retiro: per i bookmakers, Bryant continuerà a puntare all’anello, questa volta nelle vesti di allenatore. Ma ci sarà tempo per pensare al futuro, Mamba: oggi è il giorno in cui il mondo ti saluta.