Klas Ingesson è morto all’età di 46 anni stroncato da un mieloma multiplo contro cui combatteva dal dicembre 2008. Il centrocampista svedese ha iniziato la sua carriera nel Ifk Göteborg nel 1986. Poi tre stagioni in Belgio con il Mechelen, una stagione con il PSV in Olanda e una con lo Sheffield in Inghilterra prima di sbarcare in Italia nel 1995: tre anni a Bari conditi da 94 presenze e 11 reti ma soprattutto da prestazioni sempre molto generose che lo hanno fatto diventare uno dei capitani più amati dai tifosi biancorossi e che lo hanno fatto emergere tra i tanti stranieri passati in Serie A.

Poi l’avventura di due stagioni a Bologna (64 presenze e 4 gol) fino alla parentesi con l’Olympique Marsiglia e alla chiusura della carriera con il Lecce, nel 2001. Ingesson ha scritto la storia della Svezia con 57 presenze e 13 reti in Nazionale maggiore ma soprattutto con il terzo posto ai Mondiali di USA 1994. Un trionfo per il paese scandinavo tanto che ancora oggi si parla degli “eroi del ’94″.

Ma la storia del “guerriero” aveva commosso il mondo per un altro motivo: la dimostrazione di forza, determinazione e coraggio che ha dimostrato durante la sua malattia. La lotta contro il tumore, infatti, la aveva vinta per ben due volte riuscendo a ritagliarsi un nel 2013 il ruolo di allenatore dell’Elfsborg. Non lo hanno fermato nemmeno i problemi di osteoporosi, la frattura del braccio cadendo nello spogliatoio nell’aprile e quella del femore un mese dopo. Neanche la sedia a rotelle lo ha tenuto lontano dal campo (qui i dettagli).

In una lettera aperta si era detto infastidito per essere giudicato sulla base della malattia: “Cinque anni di cancro e di cure hanno fatto sì che il mio corpo non sia come avrebbe dovuto essere a 45 anni, i miei muscoli sono deboli e soffro di osteporosi ma non ho alcun problema a svolgere il mio lavoro e voglio essere giudicato per le mie conoscenze e per le mie capacità, non per le mie condizioni di salute. E’ diritto di ogni persona essere valutata per ciò che è e per ciò che sa fare, e non per una malattia o un handicap”. 

Una decina di giorni fa aveva dovuto rinunciare alla panchina a causa di un aggravamento del suo stato di salute: “Il medico mi ha consigliato di fermarmi e lo farò. I miei anni qui sono stati incredibili e sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto tutti insieme”. Quasi nessuno sapeva che si stava ritirando perchè non gli restava molto tempo da vivere. Jennifer Wegerup sulla Gazzetta dello Sport riporta le parole di Bosse Johansson, presidente dell’Elfsborg: “Noi nella dirigenza lo sapevamo. Ma Klas non voleva creare problemi per il club, pensava sempre agli altri. Ha lottato e sofferto tanto le ultime settimane”. Gli fa eco il direttore sportivo Stefan Andreasson: “Era una delle persone più calde, generose e fantastiche che abbia mai conosciuto. Preferiva ascoltare invece di parlare di se stesso. Era giovane. Ma con questa malattia viveva già il tempo supplementare”. Il suo ricordo su Twitter è arrivato dal Bari, dal Bologna e da tutti suoi ex club.

Un commosso Thomas Ravelli, ex portiere della Svezia, lo ricorda così: “Klas rappresentava tutto il meglio del calcio svedese. Il grande cuore, il pensiero sempre alla squadra, il collettivo, il lottare per gli altri senza risparmiarsi mai”. Lo dimostrano negli ultimi giorni i messaggi che continuava a spedire e le telefonate che continuava a fare suggerendo idee per la prossima stagione. Ciao Klas, ci mancherai!

Foto Twitter ‏@IFElfsborg1904

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