Tra oggi e domani il Milan saprà se quello di rivedere Ricardo Kakà (foto by InfoPhoto) nuovamente con la maglia rossonera dopo quasi 4 anni è destinato a rimanere solo un sogno di mezzo inverno, oppure un progetto concreto. Nel pomeriggio, gli agenti italiani del Pallone d’Oro 2007, Dario e Gaetano Paolillo, si incontreranno con Adriano Galliani per discutere nuovamente dell’ingaggio del giocatore (Kakà guadagna 10 milioni netti all’anno, il Milan gliene offre 13 fino al giugno 2015), uno dei due nodi principali della trattativa.

L’altro, quello relativo alla formula del trasferimento, sembrerebbe essere stato risolto in modalità gordiana. Infatti, cedendo il giocatore in prestito per due anni e mezzo, il Real Madrid non perderebbe le agevolazioni della legge Beckham (cosa che sarebbe accaduta in caso di rientro di Kakà alla Casa Blanca); inoltre, la cessione in prestito fino alla naturale scadenza del contratto consentirebbe al club di Perez di non registrare alcuna minusvalenza milionaria, al contrario di quanto accadrebbe in caso di cessione a titolo definitivo.

In attesa di verificare il funzionamento o meno dell’inghippo, i tifosi del Milan si arrovellano il Gulliver sull’effettiva utilità di questa mossa di mercato. Detto che per ovvie ragioni non parliamo più del giocatore di 4-5 anni fa, restano intatte alcune considerazioni. La prima: anche al 70%, Kakà ha più qualità di qualunque altro giocatore attualmente nella rosa del Milan. La seconda: a nemmeno 31 anni, Kakà può essere ancora un giocatore dominante nel nostro modesto campionato per ancora 2-3 stagioni (la vicenda Pirlo serva da esempio). La terza: per l’indiscutibile professionalità del giocatore e per la lunga militanza nel Milan e in Serie A, non ci possono essere ragionevoli dubbi sul buon esito del trapianto. Nessun salto nel buio, insomma.

Più sensate le perplessità circa l’inquadramento tattico di Kakà. Dopo un paio di mesi all’insegna dell’improvvisazione totale, Allegri ha finalmente trovato nel 4-3-3 il modulo di riferimento per la ricostruzione del Milan. Difficile che, al di là delle parole di circostanza, il tecnico livornese abbia davvero intenzione di riciclare il brasiliano come mediano centrale: sia perché, in quel ruolo, predilige giocatori di rottura, sia perché sarebbe una transizione prevedibilmente lunga e rischiosa. Con ogni probabilità, Kakà verrebbe impiegato nel ruolo che gli è più congeniale, quello di trequartista/seconda punta alle spalle di un centravanti d’area (Pazzini), con El Shaarawy e Boateng (o Emanuelson o Niang) sugli esterni. Sarebbe una soluzione doppiamente utile, visto che il ritorno al 4-2-3-1 consentirebbe anche di bypassare il problema legato all’assenza di un mediano centrale. In alternativa c’è il tradizionale rombo, che garantisce maggior equilibrio e copertura. Ma niente Kakà alla Desailly, su questo possiamo stare tranquilli.