Con il poker rifilato al Verona nel posticipo serale della 19a giornata del girone d’andata, un 4-0 senz’appello, la Juventus si proclama “Campione d’inverno” con 5 punti di vantaggio (la massima differenza raggiunta in campionato sui giallorossi) sulla Roma, bloccata a Palermo. Diventano così dieci le reti messe a segno contro gli scaligeri nel giro di quattro giorni, dopo le sei “sberle” distribuite ai gialloblu di Mandorlini giovedì sera in Coppa Italia, e questa Juventus che sembra davvero non volersi fermare più.

Lo scenario e l’orario sono gli stessi del giovedì scorso di coppa, Juventus Stadium 20:45, ma – complici i turnover – cambiano gli attori di uno spettacolo che ha concesso un bis forse attendibile ma non così agilmente pronosticabile, almeno non in termini di facilità d’esecuzione con la quale la Juventus si era già sbarazzata di un Verona praticamente inesistente. E invece, replica riproposta e poker servito per un match che ha seguito la falsariga dell’incontro precedente di pochi giorni fa tra bianconeri e veronesi.

In 7 minutin 7 la Juventus ha già praticamente archiviato la questione Verona. L’oscar come protagonisti di una performance infuocata nei primi minuti va a Pogba che da fuori area prende il goniometro e infila Rafael e a Tevez che centra il bersaglio grosso su movimento “velato” dell’immancabile francese col numero 6. In sostanza, non c’è neanche il tempo d’iniziare le ostilità che Mandorlini si ritrova già le mani tra i capelli. A Torino (come altrove) si recita a soggetto, e il soggetto è perennemente lo stesso: i padroni di casa dominano, gli ospiti subiscono. Così, dopo il duplice vantaggio, la Juventus comincia a dettare i ritmi di gioco, gestendo a piacimento accelerazioni e decelerazioni e controllando il possesso di palla con un Verona che ogni tanto approfitta dei rari episodi di rilassamento avversario grazie a Tachtsidis che ha delle brutte gatte da pelare a centrocampo e non sempre riesce a innescare l’asse con Christodouloupolos e Toni, e Brivio che a sprazzi fa intravvedere una qualche scorribanda offensiva sulla fascia sinistra.

Oggettivamente troppa Juve anche nella ripresa per questo Verona, volitivo ma arrabattato, faticoso, inconcludente. Mandorlini non cambia le chiavi tattiche di un match già ampiamente segnato e, cosa ben più grave, non muta la mentalità di un team rassegnato a perdere. Così, siglare altre due marcature ad opera di un estremamente motile Pereyra e del solito Tevez è un gioco da ragazzi. Questione di schiacciante superiorità fisica, tecnica e tattica. Contro la Juventus di Conte c’era stato un altro Verona, un Verona che ha perso pedine importanti come Jorginho e Iturbe e che ora sconta le assenze pesanti di Juanito Gomez e Bosko Jankovic, tutta gente che avrebbe potuto incidere maggiormente sulla scarna qualità di una squadra che opposta a compagini di alta levatura come quella allenata da Allegri, ora come ora ha ben poco da dire e da dare.