Di conclusioni epiche, ovviamente a seconda dei punti di vista, il derby della Mole tra Juventus e Torino ne aveva conosciute diverse. Il colpo di testa del grande ex Aldo Serena a beffare Stefano Tacconi all’ultimo minuto di un derby dei mitici anni Ottanta, per esempio; il celeberrimo 3-3 dell’ottobre 2001, coi granata capaci di rientrare incredibilmente dallo 0-3 della prima mezz’ora, pareggiando a 7′ dalla fine con Ricky Maspero, e con lo stesso Maspero che indurrà Marcelo Salas a fallire il rigore allo scadere, scavandogli una buchetta malandrina esattamente sul dischetto; o, ancora, il derby di ritorno di quel 2001-2002, che Maresca pareggiò in volata per poi far imbufalire tutto il mondo granata con la famosa esultanza delle corna. Ma mai nessun derby era stato deciso a due secondi esatti dallo scadere. Due secondi! Più o meno il tempo che si impiega a far lo spelling di “Pirlo”, il geniaccio che, Allegri o non Allegri, continua a scrivere capitoli memorabili della sua carriera da fenomeno.

Torino, la maledizione del derby

La stilettata da 30 metri con cui il picador di Flero ha infilzato al cuore il Toro ha peraltro confermato che l’allergia granata al derby sta rischiando di trasformarsi in una pericolosa psicosi. Quando, il prossimo 26 aprile, le due squadre si incontreranno di nuovo, saranno passati esattamente 20 anni e 15 giorni dall’ultimo successo torinista in una stracittadina, quella decisa da una doppietta di Ruggiero Rizzitelli il 9 aprile del 1995. Tanto per capirci: a quella data, i bianconeri dovevano ancora vincere il loro 23esimo scudetto, e la gestione della Triade Moggi-Giraudo-Bettega era iniziata appena pochi mesi prima. Un abisso temporale o giù di lì. 20 anni senza vittorie, ma anche 12 senza nient’altro che sconfitte, o quasi: dal succitato 2-2 firmato Maresca del 2002, il derby di Torino ha vissuto altre 11 edizioni e i granata hanno rimediato il miserabile bottino di un pareggio per 0-0, incassando 18 reti e segnandone una. Quella di ieri. Oh, a proposito: il capolavoro di Vives ha perlomeno interrotto l’emorragia da gol che perdurava da una dozzina d’anni. Per chi ama vedere il bicchiere mezzo pieno, be’, questa assomiglia a una buona notizia. Per tutti gli altri sarà più chiaro il concetto di “magra consolazione”.