Il testacoda nell’anticipo della 30a giornata di Serie A tra Parma e Juventus è stato autentico non solo nominale e i bianconeri incontrano così la loro seconda sconfitta stagionale in campionato (la prima del 2015) dopo quella maturata col Genoa il 29 ottobre 2014 al Luigi Ferraris. Vittoria di misura, certo, ma un 1-0 con rete di un magistrale José Mauri frutto di un encomiabile prova d’orgoglio da parte di un club ferito e calpestato dalla malafede di quattro cialtroni senza nerbo né vergogna ma mai domo e prono nei confronti di una storia recente disastrosa a livello societario. Un Parma che al di là di facili retoriche mostra, dimostra e insegna quale sia il significato del termine dignità.

Leoni azzannAgnelli. Di fronte all’inevitabile esodo di giocatori con contratti rescissi a causa dell’oggettiva instabilità societaria(l’ultimo ad andarsene è stato Biabiany a non più di 24 ore dal match con la Juve), Donadoni deve radunare ogni millimetro cubo di forza residua per mettere in campo una squadra degna di questo nome. Forse la rosa decimata non la aiuta, ma a dignità  - come detto – decisamente sì, e allora il suo 3-5-2 potrà essere sì rimediato, ma quelli scesi in campo ieri al Tardini sono 11 leoni (più riserve) pronti a vendere cara la pelle. Dove non arriva la qualità individuale c’è la forza di un gruppo unito in una battaglia che va molto oltre le sfide legate al rettangolo verde, ed è inoltre evidente la mano sicura ed esperta di un allenatore che riesce a trasmettere la calma necessaria all’ambiente e un’organizzazione di gioco invidiabile anche da chi non naviga nelle stesse cattive acque dei ducali, d’altronde il sesto posto della scorsa stagione non è stato un caso.

Favola Mauri. Vero che di fronte non si ritrova la solita Juventus e che i 4 punti nelle ultime due uscite (compreso il recupero vinto contro l’Udinese) hanno galvanizzato le truppe, ma il Parma ultimissimo in classifica e fallito affronta la prima della classe cercando a tratti di fare la partita. Una difesa coriacea e un centrocampo da antologia sportiva della battaglia arginano sapientemente una Juve fumosa, confusa e inconcludente per poi dare gli imput giusti agli inesauribili Ghezzal e Belfodil per le pericolosissime ripartenze. José Mauri, uno su tutti, uomo-ovunque, esemplare per spirito di sacrificio, pugnacità, resistenza, dedizione, qualità e una sequela di altri aggettivi, si va a prendere l’assist vincente dell’attaccante algerino col numero 10 andando a siglare caparbiamente la spettacolare rete della vittoria. La più classica delle favole da raccontare ai nipoti.

Il buon viatico. La Juventus e Allegri rimangono sbigottiti e silenti, in campo e fuori. Beh… in campo mica tanto. Il tecnico livornese vede sfumare il suo sabato sera ideale con il + 17 in classifica sulla Roma e lo scudetto cucito e invece deve attendere qualche altra giornata e allora s’infuria. Arrabbiatura che se da una parte ci sta, perché perdere contro l’ultima in classifica getta quel pizzico di disonore malcelato su tutte le prime della classe e, soprattutto, poiché è sintomo di deconcentrazione (avere già la testa che vaga dalle parti della Champions League), cosa pericolosissima in vista della sfida col Monaco di martedì 14 aprile, è innegabile che per altri versi la squadra ogni tanto debba pur rifiatare, considerando impegni e pressioni. Funziona poco o nulla effettivamente nella Juventus vista al Tardini con un centrocampo macchinoso, un Pereyra troppo soft e svagato sulla trequarti, e un Llorente più lento dei suoi standard, ma se dopo l’1-2 con la Fiorentina in Coppa Italia, la Juventus non ne ha più persa una riuscendo addirittura a non subire più gol, questa sconfitta di Parma potrebbe essere un viatico per uno strepitoso finale di stagione.