La mission del posticipo della 26a giornata di campionato tra Juventus e Sassuolo era chiara e semplice per Allegri che, nella conferenza stampa del pre-partita aveva profeticamente annunciato: “Non m’interessa vincere con tanti gol di scarto, mi accontenterei di un 1-0“, vincere senza se e senza ma per portarsi a quota + 11 sulla Roma diretta inseguitrice. Missione compiuta. Il Sassuolo, ostico, agnostico, tenace ad agguerrito resiste fino alla fine alla “volontà di potenza” bianconera, o più precisamente fino al gol di Pogba che all’82′ toglie le castagne dal fuoco per la Juve e si prende con la forza e con la perizia del campione i benedetti 3 punti. Campionato-Juventus: gioco, partita, incontro.

Non è stato facile. Conte non ha perso l’occasione per punzecchiare Allegri sostenendo che con la rabbia della sua Juventus, quella dei tre scudetti consecutivi, la Juve ora sarebbe a + 20 dalla seconda. Vero, o almeno fortemente probabile. Ma è anche vero che la Juve di Allegri ha una cifra più “esistenzialista”, più sofferente. Il tecnico di Livorno ha raccolto una squadra felice e appagata, ma soprattutto logora nella mente e nelle membra e ha saputo trovare le giuste motivazioni per ri-affamarla e ricaricarla di nuove energie. È dunque una Juventus che a fronte dello sprint iniziale di campionato, condito da impegni multitasking e infortuni vari ora sta conoscendo una fase di rallentamento: fa più fatica a giocare e vincere. Il calo era inevitabile. Il gol scudetto da parte di Pogba giunge come una catarsi perché ora i bianconeri hanno la possibilità di amministrare con più facilità gli impegni del campionato e gli appuntamenti con le coppe. Non è stato facile e probabilmente quello col Sassuolo è stato il match più faticoso e impegnativo di tutta la stagione, quello per cui era vietato fallire, con i neroverdi che correvano e pressavano la Juve nella propria area, con Tevez che in assenza di Pirlo e di un Marchisio a corrente alternata costretto a prendersi i palloni a metà campo e azzardare le giocate più importanti, rischiando spesso di perdere palla.

Sassuolo testa e cuore. Onore a Di Francesco e ai suoi che hanno aggredito la Juventus nella tana del leone e con grande coraggio hanno tentato a tratti di fare la partita. Quantomeno di non fare giocare gli avversari. C’è un abisso qualitativo che separa lo strapotere tecnico della Juventus dalla realtà del Sassuolo, eppure gli emiliani sono andati a Torino a giocarsela a viso aperto, senza timori reverenziali di sorta. L’unico atteggiamento possibile per affrontare un avversario oggettivamente più forte come la Juve. Un Sassuolo geometricamente schierato ha sempre eseguito ottimamente i movimenti delle due fasi di gioco e nell’unica eccezione è stato punito da una ripartenza bianconera. Chapeau comunque.

Nuove prospettive senza Caceres. Ora la strada per Allegri e la Juventus è tutta in discesa, almeno in campionato. Occorrerà solo avere il disturbo di rimanere concentrati per quel minimo sindacale psicologico richiesto, per poter poi gestire al meglio anche gli altri obiettivi. Si va oltretutto verso il recupero di pedine importanti: con Pepe e Barzagli reintegrati, si aspetta solo Pirlo, neanche a dirlo, il giocatore che può fare davvero la differenza. Peccato invece per Caceres e il suo improvvido infortunio dell’ultim’ora – una frattura al malleolo rimediata in allenamento –  che lo costringe a concludere la stagione anzitempo.