Match tutt’altro che spettacolare quello offerto da Juventus e Roma nella maxi sfida dello Stadium per il posticipo della seconda giornata di ritorno di Serie A. La spuntano i padroni di casa che grazie a questo preziosissimo 1-0 oltre a inanellare l’undicesima vittoria consecutiva in un diadema di successi che sta conducendo i bianconeri ancora una volta sul tetto della classifica, se non fosse per un Napoli in formato meraviglia (reduce dal 4-2 a Genova contro la Sampdoria che ne consolida il primato), dopo una prima parte di campionato da dimenticare.

Una nuova supremazia in sostanza che dopo un inizio complicato giunge ancora a stabilire delle gerarchie. In primis il fatto che ora la corsa scudetto, non tanto e non solo per l’attuale quota punta, quanto per personalità e gioco espresso, sembra un affare a due, con Inter e Fiorentina (rediviva in casa col Torino) che iniziano a mangiare polvere e Roma che sembrerebbe doversi accontentare, abbassando dunque pretese e ambizioni, della lotta per un posto in Champions League.

I giallorossi si sono battuti con onore e gagliardia e hanno ben poco da rimproverarsi, anche perché la Juventus ha morso le caviglie di chiunque oltrepassasse la metà campo bianconera e molto spesso – addirittura – la propria trequarti, con Mandzukic e Dybala primi assalitori, senza parlare di Pogba e Khedira. Alla Roma sono mancate sicuramente velocità e inventiva da parte di Florenzi e Salah. L’egiziano sembra involuto, o quanto meno non è certo quel giocatore conosciuto a Firenze. Le cavalcate dell’esterno romano de Roma invece sono state spesso “azzoppate” da Evra.

E intanto Edin Dzeko continua a essere un caso e anche la cura Spalletti sembra non scuotere più di tanto il bosniaco, che ha dalla sua l’attenuante di essere stato costantemente braccato da tre mastini del calibro di Barzagli, Bonucci e Chiellini. La linea di sbarramento bianconera ha rappresentato un “no trespassing” scritto a caratteri cubitali per le offensive giallorosse, sempre poco convincenti negli ultimi 16 metri.

Chi si gode invece il profumo del successo in una fase di stagione che si annuncerebbe come prolungata e strepitosa, oltre a Mr. Allegri, è la Joya, ovvero Paulo Dybala. È ancora una volta il folletto argentino a farsi trovare pronto sullo splendido invito verticale di Pogba trasformando in oro qualsiasi pallone tocchi verso le porte avversarie. Una carezza calibrata sullo spazio-tempo – sbagliato – di Szczesny in uscita e voilà, il gioco è fatto. Un lampo di magia in una gara brutta e spigolosa per una vittoria, l’ennesima, che come detto non vale solo tre punti.