I fatti li conoscete già. Al termine di Juventus-Milan, Adriano Galliani ha provato a delegittimare il netto successo bianconero, gettando ombre sulla regolarità del gol di Tevez e accusando la Juve di aver in qualche modo manipolato le immagini televisive per non evidenziare l’errore della terna arbitrale. Come prova madre, ha fatto pubblicare dall’account Twitter del Milan una foto che evidenzierebbe come in realtà la linea immaginaria del fuorigioco non fosse parallela a quella di gesso della metà campo, dimenticandosi completamente della nozione di prospettiva (e il bello è che è pure geometra). L’accusa ha provocato, oltre agli innumerevoli e giustificatissimi sfottò del mondo del web, la reazione di Sky, che ha sottolineato l’indipendenza e l’imparzialità del suo operato, e soprattutto quella feroce della Juventus.

Ora, è cosa normale che gli utenti di Twitter si scatenino contro Galliani e il suo imperdonabile scivolone da piagnisteo – in realtà, un goffo tentativo di distogliere l’attenzione dall’ennesima sconfitta del Milan, e magari di servire un assist ai suoi amici di Infront, a cui spetterebbe l’onore di formare la squadra di “registi indipendenti” richiesta dall’ad rossonero. Com’è normale che si ironizzi sul suo titolo di studio (a questo proposito: complimenti ai titolisti di Tuttosport, sempre i numeri uno nella specialità). Che si permetta di farlo un altro club è tutto un altro paio di maniche. I toni usati dalla Juventus, “aka Andrea Agnelli”, sono inaccettabili, boriosi al limite della volgarità, e d’altra parte in linea con quella che è stata l’intera gestione di Agnelli Junior, quello della causa alla FIGC e del “Giakartone” di benvenuto rivolto a Erick Thohir.

Una volta, Juventus e Milan si dicevano rivali in campo e alleati fuori dal campo. Una volta, i rossoneri si distinguevano per essere il club più all’avanguardia in materia di comunicazione, impermeabile all’interno e sempre un passo avanti a tutti all’esterno; mentre Madama si muoveva nel sottobosco delle polemiche quotidiane con l’incedere dignitoso e aristocratico dell’Avvocato Agnelli. Una volta. Oggi, quel che rimane dell’asse attorno al quale ruotava il calcio italiano è un antico sovrano deposto, depresso e demente, che non sa più a cosa appendersi per giustificare davanti ai propri tifosi (clienti) l’ennesimo sfacelo, e un piccolo feudatario che ringhia, frusta e decapita con l’insolenza e la protervia di chi sa di poterselo permettere solo oltre i confini del proprio contado, perché al dì fuori di questi non conta più nulla.

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