Trascinata da un Carlitos Tevez in versione Geronimo (e meno male che aveva la febbre), la Juventus supera il Milan per 3-1, grazie alle reti dell’Apache, Bonucci e Morata, e si porta momentaneamente a +10 sulla Roma. Nonostante una prova tutto sommato gagliarda, almeno rispetto ai recentissimi scempi, la squadra di Inzaghi ha dovuto soccombere a un avversario di tutt’altro livello, che ha saputo colpire con qualità e cinismo nei momenti giusti, senza mai dar l’impressione di potersi lasciare sfuggire di mano la gara.

In ogni caso, strano a dirsi, il Milan visto al cospetto della prima della classe non è stato così tremendo come le ultime prestazioni avrebbero suggerito, nonostante la presenza di due esordienti assoluti in rossonero (Antonelli e Paletta), di due fondi di magazzino (Essien e Zaccardo) e del più improbabile dei capitani (Muntari, sigh). Anzi, il 4-4-1-1 disegnato da Inzaghi, con Honda dietro Menez a dar fastidio a Pirlo, tiene il campo sorprendentemente bene, riuscendo perfino a non farsi schiacciare dalla capolista. Peccato per il Diavolo che i campioni siano tutti dall’altra parte: pennellata profonda di Vidal, Tevez beffa sul filo del fuorigioco la linea difensiva rossonera, eccessivamente alta, e infila Diego Lopez dopo essersi fatto trenta metri in solitudine per l’1-0 Juve (14’). I rossoneri sbandano – e come potrebbe essere diversamente, con Muntari ed Essien in mezzo al campo? – ma non affondano e al 28’ trovano l’insperato pareggio, peraltro nel modo più insolito. Su corner regalato maldestramente dalla retroguardia bianconera e battuto da Cerci, è proprio Antonelli a trovare il tempo giusto per l’inzuccata, regalandosi così un battesimo da urlo. Il pareggio dura lo spazio di 3’, giusto il tempo perché capitan Muntari perda ignobilmente palla in area sul pressing di Tevez, costringendo Diego Lopez a una miracolosa deviazione in angolo sul diagonale dell’Apache: dalla bandierina va Pirlo, Tevez fa la sponda e Bonucci insacca con l’esterno destro, mentre Muntari completa l’opera ostacolando Diego Lopez (31’). Prima che finisca il tempo, in casa Milan si registra l’uscita dal campo di Menez per congestione, al suo posto Pazzini.

E’ proprio Pazzini, a inizio ripresa, ad avere la palla che avrebbe potuto rivoltare il match: bravo Antonelli a rubar palla a un distratto Padoin e a servire in profondità il numero 11 rossonero, ma ancora più bravo Gigi Buffon a opporsi da fuoriclasse alla conclusione mancina. E’ una Juve un po’ superficiale, quella di stasera, o forse semplicemente conscia della propria superiorità come del fatto che, prima o poi, la difesa osé del Milan concederà qualche altro omaggio. Cosa che accade puntualmente al 20’, quando un ennesima scempiaggine in palleggio di Essien libera il mancino dal limite di Marchisio, con il pallone che sbatte sul palo prima di essere depositato in rete dal tap-in di Alvaro Morata. Il match finisce virtualmente qui: la Juve si accontenta di giochicchiare, sperperando almeno altre tre clamorose occasioni per arrotondare il punteggio, il Milan si consuma generosamente nel tentativo di arrivare al 90esimo senza finire umiliato. C’è giusto il tempo per ammirare Chiellini nella specialità della casa – gomitata proditoria a un avversario (in questo caso Pazzini) senza che questo gli costi nulla, né rigore né ammonizione – prima che Damato ponga fine a quella che una volta era la madre di tutte le partite entro i patrii confini.

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