Ho perso il conto delle volte in cui, nella mia vita, ho visto la Juve far fuori il Milan dalla Coppa Italia. E se ci riusciva negli anni gloriosi di Arrigo Sacchi e Fabio Capello – vedi la finale del 1990, quella del gol di Galia all’esordio del terzo anello di San Siro, oppure la semifinale del 1992, unica sconfitta stagionale di una squadra imbattibile (e non per mancanza di avversarie) – figuriamoci adesso, quando la classifica in campionato dice +14 per i bianconeri a metà stagione. Eppure, il 2-1 firmato Giovinco-Vucinic, dopo il vantaggio iniziate dell’implacabile El Shaarawy, racconta molto meno di quanto si potrebbe pensare.

Ha vinto la Juve (foto by InfoPhoto) perché più abile a sfruttare gli errori della raccogliticcia difesa rossonera e perché i numi del calcio hanno voluto che le due palle del pareggio al 120esimo minuto finissero entrambe sui piedi plebei di Traoré, riesumato dal fondo del barile dopo lungo tempo per mancanza di alternative e del tutto inadatto a ricoprire il ruolo di salvatore della patria agli occhi di Calliope. Ma nel corso della gara i meriti e i demeriti sono stati pressoché identici. Perse rapidamente le distanze tra i reparti, Milan e Juve si sono inseguite e legnate con grande fervore e pochi contenuti. Meglio la squadra di Conte nel primo tempo, ma era lecito attenderselo dopo la strigliata di domenica, meglio il Milan alla lunga distanza. In un certo senso, l’unica grande differenza l’hanno fatta i centrali di difesa: Barzagli è stato quasi impeccabile, Acerbi e Mexes molto meno – il francese vittima del suo carattere lunare, il lodigiano della sua mediocrità congenita.

In ogni caso, sia Conte che Allegri hanno buone ragioni per sorridere. Il primo ha ritrovato la squadra reattiva che si era smarrita contro la Samp, anche se il gioco non gira fluido come qualche tempo fa (Vidal involuto, Pirlo non ha sostituti in natura); il secondo, più semplicemente, può accontentarsi di avere una squadra viva. Con El Shaarawy spietato in attacco e generoso in difesa (strepitoso un recupero su Giaccherini, solo davanti ad Amelia), Boateng finalmente calato con la testa giusta nel suo ruolo naturale, quello di mezz’ala, l’ormai accertata solidità di De Sciglio e un Niang che, nonostante la scia chimica sulla testa, dimostra di avere corsa e piedi, il futuro sembra sempre meno nebuloso.