Vigilia anomala, quella che precede Juventus-Milan, specie se la paragoniamo alle ultime. Il fascino araldico è immutato, certo, ma i binari separati lungo i quali hanno corso le due squadre durante tutta la stagione (anche se Galliani, bontà sua, non manca mai di ricordare che la differenza stia solo nelle prime 8 giornate) e la sostanziale tranquillità in cui si trovano attualmente hanno inevitabilmente finito per scremare l’attesa: d’altra parte, indipendentemente dal risultato di domani sera, non ci sono dubbi che i bianconeri vinceranno il secondo scudetto consecutivo, come molto probabilmente i rossoneri finiranno ugualmente in Champions League.

Tutti felici e contenti ancor prima di iniziare, dunque? Diciamo di sì. Anche se qualcuno dei protagonisti, vecchi e nuovi, della sfida ha provato a mettere un po’ di pepe sulla sfida. Prendiamo Andrea Pirlo, per esempio, che nelle anticipazioni della sua autobiografia pubblicate oggi dalla Gazzetta dello Sport è tornato sul suo addio al Milan.

Ci siamo lasciati senza rimorso. In mezz’ora, arrotondando per eccesso, ero fuori da lì. Quando si ama serve tempo, quando il sentimento muore può aiutare una scusa (…).Solo a tratti ho avuto la sensazione che qualcuno volesse farmi passare per bollito, più che altro erano le premesse a lasciarmi perplesso(…). Volevo essere considerato importante, al centro del progetto, non un giocatore in lista per la rottamazione”.

Amore finito prima dell’addio, insomma, a causa di un allenatore che non lo considerava più il perno della squadra e di una società che non si era opposta come lui si sarebbe aspettato. Ma, almeno quello, niente Inter: “Leonardo mi fece un’offerta, ma i tifosi del Milan non avrebbero meritato quell’affronto”.

Se i sassolini del playmaker di Flero erano comunque prevedibili, meno lo sono le dichiarazioni di Luciano Moggi, che tira le orecchie ad Antonio Conte e ricopre di elogi il progetto-Milan:

Conte dice che le italiane non vinceranno a lungo in Europa a causa del potenziale economico dei top club stranier? Non sono d’accordo. Anzi, vorrei ricordare ad Antonio Conte che quando lui era un giocatore della mia Juve ci facevamo valere in Europa nonostante molti campioni che avevamo venivano ceduti. (…) Questo per dire che se non ci sono grandissime disponibilità economiche, come a suo tempo quella Juve, è necessario ingegnarsi. Proprio come facevamo noi. Il Milan è incanalato verso un discorso che possono portare a un ciclo vincente. Mi piace e sicuramente in Italia è la squadra che a livello di progetto è più avanti”.

Meno male che a ripristinare il clima di torpido volemose bene ci pensa Sulley Muntari (foto by InfoPhoto), l’uomo che diede i natali al gol-fantasma più celebre degli ultimi anni di calcio italiano. Un gol, tuttavia, che secondo il ghanese non fu così decisivo:

“Con il senno di poi penso che alla fine la Juve l’anno scorso abbia meritato di vincere il campionato. Comunque eravamo davanti in classifica e se avessimo vinto tutte le partite saremmo diventati campioni d’Italia noi. Episodio decisivo per lo scudetto? Credo di no, ma ormai è acqua passata.”

E ha ragione, Muntari. Quell’errore determinò quasi certamente l’esito di un singolo match, ma i suoi riflessi sull’intero campionato sono discutibili (molto più influente, per esempio, fu l’epidemia di infortuni). Giusto riconoscere i meriti degli avversari e voltare pagina una volta per tutte. Speriamo che lo capiscano anche altri.