Grazie a un calcio di rigore di Arturo Vidal a inizio ripresa, la Juventus costringe il Milan alla prima sconfitta in campionato di questo 2013 ed entra, tra fanfare e petali di rosa, nel rettilineo che porta al secondo scudetto consecutivo: ai bianconeri, infatti, mancano quattro punti alla conquista del tricolore. Aritmetica decisamente meno felice per il Milan, che perde (senza meritarlo, suvvia) dopo quattro mesi ed esce dal trittico terribile con soli due punti su nove e la Fiorentina di Montella staccata di un solo punto. Altro che secondo posto, Allegri ha cinque partite per blindare il terzo e non sarà affatto semplice.

Ragioni di classifica a parte, la cronaca narra di uno degli Juventus-Milan più miseri degli ultimi anni. Le motivazioni sono facilmente intuibili già dalle scelte degli allenatori: più di Conte che di Allegri, se vogliamo, visto che il suo 3-6-1, con Vucinic (non esattamente un killer) unica punta, la dice lunga sul piano-partita studiato dal tecnico bianconero. Allegri, di contro, ripropone il solito 4-3-3, con la significativa novità di Boateng in mediana e Robinho alto a destra: come a dire, proviamo a vincerla o perlomeno cerchiamo di tenere palla. Mescolate insieme, l’attendismo della Juve e il palleggio prudente del Milan danno vita a 45’ tediosi come poche altre volte: i rossoneri fanno la gara, senza mai riuscire a scalfire l’organizzatissima retroguardia campione d’Italia, se non con qualche inoffensivo tiro dalla lunga distanza; di contro, la Juve si difende bene ma non riparte mai, anche se in fin dei conti è sua l’unica palla-gol della prima frazione – una velenosa punizione di Pirlo deviata da Ambrosini, sulla quale è superlativo Abbiati (costretto a uscite poco dopo per infortunio).

La musica non cambia nella ripresa: nessuno ha gran voglia di vincere e men che meno di rischiare di perdere. Insomma, trattasi del classico match che può sbloccarsi solo per una prodezza di un campione o una scempiaggine di un somaro. Che puntualmente arriva, e non certo per mano di un insospettabile: dopo aver regalato una manciata di derby all’Inter, Abate decide di ingraziarsi anche la tifoseria bianconera, appisolandosi teneramente su un innocuo pallone verticale di Pirlo; Amelia completa l’opera, uscendo a valanga sull’inutile Asamoah in una zona periferica dell’area, travolgendolo e costringendo Banti a fischiare il più solare e stupido dei rigori (foto by InfoPhoto). Dal dischetto Vidal non sbaglia e sigla il gol-partita. Già, perché manca ancora mezz’ora abbondante, ma di fatto non accadrà più nulla di interessante. I bianconeri provano a sfruttare i dieci minuti di entusiasmo per chiudere l’incontro, senza troppa convinzione e senza andare oltre un paio di zuffe in area. Il Milan, dal canto suo, anche dopo l’ingresso di Bojan (avessi detto) per Robinho, sembra non avere la minima idea di come portare pericoli verso la porta di Buffon, se non con qualche conclusione da lontano: tutte fuori misura o centrali. Nulla di nulla, a parte la bestialità della coppia Abate-Amelia e la gelida precisione di Vidal. Tanto basta alla Juve per toccare con la punta delle dita il 29esimo scudetto e al Milan per scorgere nel retrovisore il muso sornione di Montella.