Nuovo capitolo sulla vicenda dei presunti rapporti intessuti tra la Juventus ed il clan Dominello. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, i legali del club bianconero avrebbero inviato alla Procura dela Federcalcio una memoria difensiva di 36 pagine.

Ecco alcuni stralci pubblicati dal quotidiano milanese. “L’unico obiettivo era l’ordine pubblico dentro al nuovo stadio. Le concessioni sono il frutto della necessità di mantenere un ordine pubblico che è sempre stato gestito in collaborazione con le forze dell’ordine…..per evidenti politiche di gestione dell’ordine pubblico, è stata la Juventus a doversi occupare all’interno dello stadio della sicurezza, con la necessità quindi di doversi confrontare costantemente con soggetti problematici di difficile gestione”.

Secondo Agnelli e gli avvocati juventini, il capo della procura federale Giuseppe Pecoraro avrebbe effettuato una “ricostruzione dei fatti non aderente con quanto avvenuto”, anche perché non corrisponde al vero il fatto che il club abbia “assecondato le richieste di biglietti emettendoli in numero superiore per interessi economici”.

I rapporti Juventus-clan, sostiene la Vecchia Signora, inoltre “erano già stati esclusi dalla Autorità giudiziaria, l’avere voluto indagare, sostituendosi alla magistratura ordinaria, ha condotto gli estensori della relazione a commettere un gravissimo errore, la vittima di indebite pressioni è diventata artefice e complice del giro di facili guadagni derivanti dal bagarinaggio. Non è così”.

La casa bianconera, infine, si chiede come mai Pecoraro non abbia inserito nei fascicoli d’indagine anche una intercettazione in cui Andrea Agnelli afferma: “noi siamo la generazione di mezzo tra il vecchio marcio e il nuovo che vuole andare avanti per meriti…”.