Nella 28a giornata di Serie A, prima della settimana di pausa aspettando la nazionale di Conte impegnata contro la Bulgaria per le qualificazioni a Euro 2016 e contro l’Inghilterra in amichevole, la Juventus gioca e vince d’anticipo alle 15:00 su un gran bel Genoa per 1-0. I bianconeri avevano trovato proprio contro i grifoni di Gasperini la prima e unica sconfitta in campionato all’andata il 29 ottobre scorso ma allo Juventus Stadium non si passa. Superlativo dunque il ruolino di marcia di una Juve che non sembra volersi fermare proseguendo dritta alla meta per quello che si va configurando come il quarto tricolore

Carlos Tevez[/caption] consecutivo e ottima anche la “strategia” della pressione sulle dirette inseguitrici, benché lontanissime a 14 e 15 punti di distanza, Roma e Lazio, vittoriose in serata rispettivamente a Cesena e all’Olimpico contro il Verona.

Carlitos way. La Juventus nel Genoa, per tipologia di gioco, trova l’avversario forse più impegnativo, quello contro il quale fa maggiormente fatica ad imporre il proprio gioco. Allegri deve fare i conti con le assenze pesanti di Pirlo e Pogba infortunati e con una non trascurabile dissipazione di energie psico-fisiche dovuta all’impegno infrasettimanale di Champions League col Borussia Dormund (superato nella migliore delle maniere), ridisegna il modulo perché ha gli uomini contati a centrocampo, alza la barriera difensiva col trio delle meraviglie Barzagli-Bonucci-Chiellini e invece di concedergli un minimo sindacale di riposo, ributta ancora una volta Tevez nella mischia. E mai altra scelta può pagare tanto perché l’Apache si dimostra sempre più fenomeno inesauribile, quello che non si risparmia mai, l’inestimabile Carlitos che da solo – e dunque irrinunciabilmente – ti risolve la partita. Come quando al 25′ del primo tempo aggredisce l’area e defilato sulla sinistra spara un bolide sotto la traversa di uno sbigottito Perin. E sono sedici. Fosse solo quello, perché l’argentino corre, inventa, dribbla, assiste, insegue l’avversario, difende, imposta a centrocampo esce dai blocchi sulla trequarti per prendere palla, in una parola: fa di tutto. E fa pure di più poiché si permette di fallire un rigore (con la complicità dell’ottimo Lamanna, subentrato a Perin per infortunio) decisivo. Con un Tevez così, la Juventus può anche concedersi il lusso di esibire assenze eccellenti.

Il ruggito del grifone. Il gol capolavoro di Tevez, il rigore non realizzato, la traversa di Chiellini, tutti argomenti più che ottimi per legittimare la vittoria della Juventus ma il Genoa ha l’indubbio merito di essere rimasto sempre in partita, di aver aggredito e a tratti chiuso nella propria metà campo i campioni d’Italia, pressando spesso il portatore di palla e chiudendo le linee di passaggio. Gasperson sa benissimo che per affrontare la Juve il presupposto inalienabile è la condizione fisica: se non corri non hai nessuna speranza. Il ruggito del grifone si è fatto sentire sul campo e da un punto di vista meramente tattico i rossoblu non possono rimproverarsi niente perché errori su quel piano non ne sono stati commessi. Al Genoa manca semplicemente la qualità necessaria per superare quel muro difensivo inscalfibile. Manca la giocata decisiva, manca il guizzo o la zampata risolutiva del campione, sono mancati l’estro di Iago Falque e l’incisività di un Perotti troppo in sordina. È mancata la fisicità di Borriello là davanti, un po’ di concretezza al posto dell’inconcludenza di Lestienne e l’impalpabilità di Niang.