La Juventus vince 3-2 allo Juventus Stadium contro la Fiorentina al termine di un soffertissimo match che l’ha vista recuperare dallo svantaggio iniziale, subito su rigore realizzato da Gonzalo Rodriguez, per poi difendere la rete di vantaggio siglata dal solito Tevez (doppietta per lui e quota 20 marcature raggiunta in campionato, in risposta ai 18 gol del connazionale Icardi), ma è obbligata ad attendere ancora un altro turno e rimandare dunque la festa scudetto perché la Lazio ha calato il poker all’Olimpico contro il Parma. Ora alla Juve che insegue l’aritmetica per il quarto sogno di vittoria consecutivo manca un solo unico punto da conquistare questo sabato alle 18 a Genova quando incontrerà la Sampdoria nella 34a di campionato.

La sfida infinita. Juventus-Fiorentina, stando alle ultime stagioni o almeno da quando le redini della Viola sono state prese in mano da Montella, si è sempre dimostrato un evento di grande spettacolarità e dagli esiti assai incerti, basterebbe ricordare il recente doppio confronto nelle semifinali di Coppa Italia. I bianconeri nella prima mezzora fanno una gran fatica a controllare e contrastare l’ottima organizzazione di gioco della squadra viola, la Fiorentina corre, smista palloni, pressa alto, recupera e riparte e la Juve mostra un po’ di affanno nello star dietro a questi ritmi. Grazie alle grandi prestazioni di Marchisio e Sturaro però riesce a contenere le incursioni degli avversari, arginando le manovre sulla trequarti viola. Ciò che inizialmente non funziona benissimo sono le scalature, per cui Alonso e, soprattutto, Joaquin riescono quasi sempre a creare la superiorità nuemerica, come nel caso dell’azione del rigore fischiato da Banti su fallo di Pirlo. La Juventus sconta oltre tutto non un grandissimo primo tempo da parte dei suoi giocatori-squadra Pirlo e Tevez. Azzeccata comunque la mossa da parte di Allegri di schierare Fernando Llorente al posto di Morata, perché il navarro ha l’altezza e la fisicità adeguata per combattere contro la forte difesa della Fiorentina, riuscendo a tenere alta la squadra.

Il cinismo delle grandi. È  proprio Llorente che consente alla Juventus, seppur da punizione scaturita da un fallo inesistente di Neto su Sturaro, di pareggiare subito il conto. Da quel momento in poi si incominciano a vedere le reali differenze tra le due compagini a confronto. La Fiorentina continua a giocare bene e con una certa tranquillità, la Juve è più stanca, ha comprensibilmente meno benzina ma rimane perfettamente concentrata sul match, su ogni palla, su ogni frazione di secondo e ogni millimetro di spazio. La Fiorentina si distrae maggiormente e comincia ad allargare le maglie sia a centrocampo che in difesa. A quel punto avere un campione da 30 e più gol a stagione fa davvero tutta la differenza del mondo perché a Tevez bastano due occasioni due per buttarla dentro che poi al resto ci pensano l’intelligenza tattica di Allegri, quella di coprirsi inserendo un bel polmone come Padoin alla sua squadra e di passare alla difesa a tre nel finale, nel quale la magia di Ilicic su punizione non basta alla Fiorentina per riequilibrare le sorti, con la Juve che ancora una volta dimostra di possedere il cinismo delle grandi.