Neanche un Empoli determinato, super concentrato e, soprattutto, in serie positiva (8 risultati utili consecutivi e 4 gare fuori casa senza sconfitte) riesce a fermare la Juventus sempre più lanciata verso lo scudetto che alla fine dei 90 minuti (e spiccioli) ottiene una vittoria sicuramente meritata ma tutto sommato eccedente nell’economia di un match per lunghissimi tratti giocato ad armi pari. Un 2-0 finale che arrotonda per eccesso un confronto molto più equilibrato di quanto il risultato possa giustificare, il famoso 1-0 tanto apprezzato da Allegri sarebbe stato più consono. Pallottoliere a parte, altri 3 punti messi in granaio dai bianconeri e scudetto che, nonostante il passo tenuto dalle inseguitrici (oramai non troppo dirette) Roma e Lazio – entrambe vincenti contro rispettivamente Napoli e Cagliari -, sembra già bello e cucito sulle casacche per la quarta volta consecutiva dopo le tre dell’era Conte.

Juve operaia. Max Allegri con il reparto infermieristico stracolmo è costretto a fare la conta dei presenti e disponibili e centellinare le sue risorse in vista degli altri impegni stagionali con il ritorno di Coppa Italia imminente contro la Fiorentina (martedì 7 aprile) e i due match dei quarti di finale di Champions League contro il Monaco (14 e 22 aprile). Il problema n° 1 è il centrocampo poiché senza Pirlo, Marchisio e Pogba bisogna sfruttare al massimo l’energia di Vidal, Sturaro e Padoin con questi ultimi sempre utilissimi alla causa. Chiaramente è una Juve di stampo più operaio che fa molta quantità cercando comunque di trovare i flussi di gioco giusti per alimentare il reparto offensivo in maniera costante e continua. In questa chiave sia Evra (molto meglio di Lichtsteiner) che Tevez si producono in un doppio movimento di spinta da una parte e di ripiegamento dall’altra per costruire, appunto, canali di comunicazione tra i reparti.

Ordine e disciplina. Uno dei leitmotiv del successo bianconero è la disciplina dei giocatori in campo che riescono sempre, sia in fase di possesso che di non possesso, a coprire tutte le zone del rettangolo verde creando spazi e negandoli quando occorre difendere. Poi a questa base si applica il plusvalore dei campioni, e la Juventus ne ha da vendere (o, anzi, da non vendere). Giacomelli dà anch’egli il suo contributo – se mai ce ne fosse bisogno – decidendo di sanzionare un passaggio involontario di Rugani a Sepe giudicandolo un retropassaggio. Ci pensa il solito Tevez a sbloccare il risultato alla fine del primo tempo con un missile terra-aria sparato dall’interno dell’area toscana. Nella ripresa è la solita difesa arcigna juventina a fare la differenza e l’immancabile Tevez, uno di quelli sempre in grado di risolvere le partite quasi da soli. che mette lo zampino anche nel 2-0 definitivo di Pereyra.

La “piccola Juventus”. Maurizio Sarri fa di tutto e di più con il suo Empoli, una delle squadre più felicemente sorprendenti della Serie A per quel gioco post-moderno che sa presentare e per quella sana e irrinunciabile sfrontatezza nell’affrontare le cosiddette “grandi” senza timori reverenziali, aggredendo impavidamente la Juve allo Juventus Stadium, cosa non da tutti. Ciò che stupisce e continua a stupire è questo principio estremamente razionale di organizzazione che il tecnico partenopeo riesce a imprimere al gioco dei suoi. Vedere giocare l’Empoli, come poche altre squadre, è un piacere assoluto per l’armonia di movimenti mostrata durante le due fasi. Potrebbe scherzosamente – ma neppure troppo – essere definito la “piccola Juventus”, e in quanto “piccola Juventus” naturalmente difetta della qualità a livello di individualità rispetto all’originale, elemento discriminante che può alla fine determinare l’esito delle partite, per quanto – oltre a un collettivo che trova la ragion d’essere della sua forza proprio nel collettivo – gente come Rugani, Valdifiori, Saponara, Pucciarelli, sia gente davvero rara.