Nella 23a giornata di campionato Juventus e Roma fermano la loro corsa scudetto frenando bruscamente, o per meglio dire franando, contro rispettivamente Cesena e Parma, ovvero la penultima e l’ultima della classe. I bianconeri vengono raggiunti sul 2-2 da un Cesena gagliardo e volitivo, con i romagnoli legittimati dall’incartamento del gioco juventino a cercare anche il colpo grosso al Manuzzi. La Roma, affetta da pareggite interna, si mostra incapace di approfittare di un avversario nel pieno di una crisi societaria come il Parma, evidenziata dalla diaspora di giocatori (Cassano, Paletta, Acqua, Pozzi etc.), annaspando per 90′ alla ricerca di un’identità perduta.

Premesso l’onore al merito di due avversarie tenaci che, da autentiche cenerentole del campionato, hanno coraggiosamente tenuto testa alle prime della classe con sbalorditiva efficacia non arretrando di un millimetro di fronte a moloch enormemente più dotati tecnicamente e strutturalmente – d’altronde le distanze abissali di classifica significano pur qualcosa – Juventus e Roma hanno messo in evidenza preoccupanti segnali di cedimento, sia fisico che psicologico, cadendo in uno stato semi-catatonico che chiede di essere analizzato e, soprattutto, superato in vista di una seconda tranche di campionato ancora tutta da vivere e con la ripresa degli impegni in campo internazionale alle porte.

Si tratta oltretutto di una questione di contesti poiché se questo genere di battute d’arresto da parte di Juve e Roma fossero seguite agli impegni infrasettimanali di coppa, tutto sarebbe stato in qualche modo giustificabile, fisiologico, normale diremmo, ma in questo caso Champions e Europa League non possono che rappresentare un ostacolo di natura psicologica per la mente dei giocatori già proiettata verso un futuro di impegni e pressioni. Anche il coefficiente sfortuna (il palo di Cole e i numerosi attentati alla porta di Mirante, il rigore sbagliato di Vidal e l’assenza di Tevez, l’unico in grado di spostare veramente gli equilibri), benché alto, non può essere un alibi per squadre come Juventus e Roma che puntano dritte allo scudetto.

Evidentemente la presunzione di ritenersi già grandissime e di aver psicologicamente raggiunto un risultato già acquisito (che acquisito non è affatto) contro i fanali di coda del torneo prima del verdetto del campo ha giocato un brutto scherzo alle due prime donne. Un testacoda che nel caso dei giallorossi può rappresentare una clamorosa uscita di strada nel percorso di inseguimento della capolista e per la Juventus un pericoloso passo falso nell’incremento della distanza da frapporre tra sé e la Roma. Rimaniamo a questo punto notevolmente incuriositi dall’atteggiamento delle due “presuntuose” e dagli eventuali correttivi da parte di Allegri e Garcia ora che le grandi sfide europee cominciano davvero.