Una storia curiosa ci giunge dalle pagine di Repubblica. Il FARE, network anti-razzismo sostenuto dall’Unione Europea ancor prima che da UEFA e FIFA, ha rischiato di far squalificare i campi di Juventus e Milan per le prossime gare casalinghe di Champions League: il tutto, a causa di un qui pro quo di dimensioni tortoriane. A scatenare gli zeloti del FARE contro il nostro già traballante movimento, infatti, sono stati due striscioni esposti rispettivamente dalla curva juventina e da quella rossonera durante le gare interne contro il Galatasaray e il Celtic: il primo recitava “Via Filadelfia n. 88”, il secondo “Uscita =>”.

A questo punto, direte legittimamente voi, ‘ndo sta il problema? Da nessuna parte, apparentemente. Eppure, se si leggono i suddetti striscioni con gli occhi dell’inquisitore, la competenza calcistica di un minatore cinese e la fantasia di un complottardo da scia chimica, ci si può trovare un chiaro richiamo razzista; anzi, no, addirittura nazista. Il numero civico 88 di via Filadelfia, secondo il FARE, non sarebbe il classico luogo di ritrovo della tifoseria bianconera, ma la versione cifrata di HEIL HITLER. E la freccia esposta dal Milan, per un cervello ossessionato dal test di Rorschach, aveva il torto di somigliare troppo a un simbolo razzista (?!). Da qui, la denuncia all’UEFA. Fortunatamente, i due club hanno avuto modo di far valere le loro ragioni prima che scattassero provvedimenti. Il problema di fondo, tuttavia, resta: l’UEFA è in stato di paranoia conclamata. Al nostro povero calcio mancava solo di essere vittima di maccartismo.